I marcatori che controllano la vitiligine

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La vitiligine è una malattia che colpisce l’1-2% della popolazione e causa depigmentazione della pelle di qualsiasi distretto corporeo.  Al contrario di quanto accade in molte altre malattie infiammatorie della pelle come la psoriasi, nella vitiligine non sono presenti eritemi o desquamazione. Pertanto, trovare un buon biomarcatore per valutare l’attività della malattia è molto importante per scegliere il trattamento più appropriato. Ma importanti novità arrivano da un gruppo di ricercatori belgi, secondo cui i livelli nel sangue di CD25 e CD27 più elevati rispetto al normale risultano associati a vitiligine attiva e il secondo marker potrebbe indicare una futura progressione della malattia. “Dunque la sua gestione clinica è difficile poiché non esiste un segno di attività inequivocabile”, dichiara Reinhart Speeckaert della Ghent University, responsabile del team che ha condotto lo studio. Per arrivare a queste conclusioni Speeckaert e colleghi hanno misurato i livelli di CD25, CD27 e CD40L solubili nei campioni di sangue di 93 pazienti con vitiligine. Livelli più elevati di CD27 e CD25 solubili sono risultati significativamente associati all’attività della malattia durante l’anno precedente alla rilevazione. Per il recettore CD27, i livelli medi sono saliti a 21.5 ng/mL durante l’attività della malattia, rispetto a 18.4 ng/mL. I livelli di CD25 sono invece passati da 2.2 ng/mL a 2.6 ng/mL. Inoltre, i livelli di CD27 solubile erano significativamente associati alla progressione della malattia dopo tre-sei mesi (21.7 versus 16.6 ng/mL), al contrario di quelli di CD25 solubile (2.8 versus 2.3 ng/mL). Successive analisi in vitro hanno mostrato una correlazione tra livelli di CD25 solubile e maggiore produzione di interferone gamma e interleukina 10, nonché secrezione di CD27 solubile. Non sono state riscontrate associazioni per i livelli di CD40L solubili.

Le conclusioni di questo studio pubblicato su JAMA Dermatology 2016 sono chiare: “Anche se i marcatori CD solubili sono già stati riconosciuti nella malattia infiammatoria della pelle, il loro ruolo è stato chiarito solo da poco tempo”, commenta Speeckaert. “I CD solubili non sono solo spettatori, ma esercitano anche attività immunologiche dirette che probabilmente sono importanti nelle malattie autoimmuni come la vitiligine. I modelli predittivi – conclude Speeckaert – hanno mostrato che i CD solubili sono promettenti biomarcatori per prevedere la progressione della malattia in pazienti con vitiligine e che circa metà dei pazienti con vitiligine attiva possono essere individuati con un solo marcatore. Questo metodo ha un tasso di falsi positivi accettabili di circa il 12%.”