Malattie cardiache: industria paga ricercatore per “incolpare” i grassi e non gli zuccheri

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Per oltre mezzo secolo l’industria ha manipolato la ricerca sul ruolo dello zucchero nei problemi di cuore. “Pensavo di aver visto tutto, ma questo mi ha sconvolto”, ha detto Marion Nestle della New York University, che ha scritto un editoriale di accompagnamento alla notizia. Infatti, secondo alcuni documenti pubblicati sulla rivista Jama Internal Medicine da Stanton Glantz, ricercatore della University of California di San Francisco, negli anni ’60 l’industria dello zucchero ha pagato scienziati prestigiosi di Harvard affinché indicassero i grassi e non lo zucchero come una delle principali cause dell’insorgenza delle malattie cardiache. Uno degli studi manipolati è stato pubblicato nel 1967 sul New England Journal of Medicine. Si trattava di una revisione della letteratura in cui i grassi e il colesterolo venivano indicati come responsabili delle malattie cardiache, sorvolando invece sulle evidenze del legame con lo zucchero.

Secondo i documenti scoperti, quello studio è stato finanziato dalla Sugar Research Foundation, oggi diventata Sugar Association. Solo che il suo ruolo non è stato divulgato fino al 1984. Nel nuovo report i ricercatori hanno scoperto l’esistenza di una corrispondenza che mostra come Mark Hegsted, docente di Harvard e uno dei responsabili dello studio del 1967, sia stato in pratica pagato dalla Sugar Research Foundation per raggiungere una specifica conclusione; allo stesso modo sarebbero stati corrotti altri due scienziati. Questo scandalo ha ripercussioni importanti, considerato che il dibattito sul ruolo del grasso e dello zucchero nell’attuale epidemia di obesità è ancora aperto, anche se oggi il ruolo dello zucchero sulla salute del cuore appare sempre più chiaro.

In un’analisi del 2014 pubblicata su American Journal of Clinical Nutrition, i ricercatori del Research Fellow in collaborazione con l’Otago Department of Human Nutrition hanno condotto uno studio revisionale e una meta-analisi di tutti gli studi internazionali che hanno confrontato gli effetti di un maggiore o minore consumo di zuccheri aggiunti sulla pressione arteriosa e i lipidi (grassi e colesterolo) nel sangue, che sono entrambi importanti fattori di rischio cardiovascolare. In particolare, contrariamente a quanto veniva propagandato, la dott.ssa Lisa Te Morenga, con il prof. Jim Mann e colleghi, hanno scoperto che lo zucchero ha un effetto diretto sui fattori di rischio per le malattie cardiache, con un probabile che impatto sulla pressione sanguigna, indipendente dall’aumento di peso. La nuova ricerca ha preso in esame gli studi pubblicati tra il 1965 e il 2013.