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Anno II - n°8 - 02.10.2003 Pagine Liguri
Riformare San Martino: le fatiche di Cosenza Il direttore dell' ospedale tra bilanci e delusioni
Franco Manzitti - Repubblica, 24/09/2003
L' otorinolaingoiatra, il neurochirurgo e il presidente del collegio dei primari, Giovanni Regesta, si sono arrabbiati, l'Ordine dei medici, che non perde un colpo, governato dall'inarrestabile Sergio Castellanata, ha fatto un ordine del giorno: è come una diffamazione. Gaetano Cosenza, il direttore generale, di provenienza bolognese, da cinque anni alla testa di quell' ex dinosauro che è San Martino, allarga le braccia e ora sorride, dopo avere sanato l' incidente. Lui voleva proporre un potenziamento delle competenze, allargare un Dipartimento alle Neuroscienze, aggiungere al buono che c' è già nuovi illustri medici, pescati nel gran mercato della sanità europea e mondiale. "Ma questa è Genova" ti spiega con quella
faccia non genovese, più aperta, ma oramai, dopo cinque anni in
questo ufficio, tra lapidi, busti, marmi e alle spalle, oltre i
finestroni, un ospedale spantegato nell' afa settembrina, tra
padiglioni, istituti, dipartimenti, su e giù per un
caravanserraglio di viali intasati di macchine, anche un po'
rassegnata. Ottimista? Cosenza, scelto da un governo regionale di centro sinistra e approvato da quello successivo di Biasotti di centro destra, governa l' ex dinosauro da cinque anni come dentro a un frullatore. Arrivano le grandi Riforme, le spinte di privatizzazione, gli input aziendalisti, gli intramoenia, le polemiche con l' Università e poi le sinergie con i professori del grande Ateneo. Si lotta per far funzionare quell' astronave del Monoblocco piazzata lassù, dove gli ascensori erano sempre rotti e sembrava di salire sulla torre di Babele della sofferenza sanitaria per definizione. Ci si scanna per dialogare con l' IST in bilico tra il patatrac e il genio delle scoperte nella lotta al cancro, si tentano operazioni acrobatiche, come quelle del Pammatone di viale Brigate Partigiane, superlaboratorio in affitto dall' ospedale e sotto tiro di politici e magistrati... Millesettecento letti quando erano 2500, 4500 dipendenti quando negli anni Ottanta erano il doppio, 650 medici ospedalieri e 250 universitari, una organizzazione alberghiera che cerca di diffondersi al posto della terrificante accoglienza ospedaliera, i pasti alle ore "normali", i prelievi in corsia non più alle cinque di mattina, i viaggi da un padiglione all' altro, l' incubo del paziente e dei suoi parenti, finalmente razionalizzati, l' idea di un grande ospedale centralizzato al posto dei padiglioni, il concorso di idee da lanciare in una città sempre più vecchia, sempre più da curare: questo è oggi San Martino. Dottor Cosenza questo ospedale una volta era raffigurato come un dinosauro dal corpo enorme e del cervello piccolo. Impossibile farlo funzionare. Ora lei come lo vede tra una riforma e l' altra? «Vorrei che diventasse una tigre scattante, ma so che non è così. E' certamente un animale più agile. Ha fatto una cura dimagrante. Fra poco i letti saranno 1400... Ma soprattutto sono cambiate tre cose da quel dinosauro. Primo: il cervello è più efficiente, si è informatizzato, ha assorbito un patrimonio di conoscenze tecnologiche. Ora si spostano da un angolo all' altro le immagini dei malati, non più i malati stessi, grazie a questi sistemi moderni. Secondo: è entrata la formazione universitaria anche nell' ospedale che cambia tutte le metodologie di intervento. Il 55% degli interventi chirurgici avviene con la formula del day surgery. Il paziente se ne va in giornata. Terzo: tutta la logistica è cambiata con l' acquisizione della tecnologia. Quarto: l' aziendalizzazione dell' ospedale ci ha portato a controllare i costi di gestione. Il dinosauro costava montagne d' oro... Ora la spesa è sotto controllo». E, in queste condizioni, ora il bilancio com' è? «E' in pareggio e investe 150 miliardi di vecchie lire. Quando sono arrivato nel 1998 il buco era di 80 miliardi.» Ma dove si risparmia? Insomma, non sarà più un dinosauro ma costa... «Beh ora tutte le gare avvengono con appalti regolari. E' un' azienda, se non stai attento ai costi sei spacciato. Il paziente diventa una priorità in un quadro di economia razionale. Se il malato ci guadagna con queste riforme? Questa è la domanda che interessa. Intanto il malato sta meglio o starà meglio dentro l' ospedale perché stiamo cercando di dargli una sistemazione alberghiera e poi lo curiamo cercando di accorciare i suoi tempi di degenza e di rendere moderne le strutture dentro le quali è ricoverato». Sarà, signor direttore, ma intanto San Martino è sempre un ospedale diviso per padiglioni, poco razionale, disteso in un caos apparente che sembra immutabile. Basta passare la sbarra o varcare qualsiasi ingresso e si entra in un labirinto. «Entro l' anno lanceremo un bando per un concorso di idee che disegni l' ospedale del futuro. Lo so anche io che il massimo sarebbe un ospedale centralizzato, invece noi abbiamo padiglioni sparsi e pezzi di ospedale fuori, in una confusione totale, ma intanto si può pensare a un progetto di agglomerati che concentrino i reparti: rifare San Martino è fondamentale, far rientrare i reparti come Chirurgia, Neurologia, che sono fuori, anche. La riforma di Rosy Bindi, tanto discussa e la rivoluzione dell' intramoenia, cioè degli spazi nei quali i medici possano svolgere l' attività privata dentro al settore pubblico, cozza anche contro la vetustà delle strutture...». Questo lo sanno anche i sassi e l'impressione è che la riforma sia stata in qualche modo digerita da tutti, dai medici in primis e dalle strutture che poi trovano soluzioni come nel superambulatorio Pammatone, dove il cerchio si chiude tra mille sospetti... «Ah no! Sia chiaro che il super ambulatorio di Pammattone è una struttura che San Martino affitta a un proprietario, l' Inail, al prezzo di un miliardo. Le prestazioni avvengono a forfait e nel pomeriggio i nostri medici lavorano lì intramoenia. Non mi interessa se il proprietario è amico di Biasotti, so che quella struttura guadagna 5 miliardi all' anno e funziona con apparecchiature moderne. Per me è uno schema da ripetere». Sarà migliorato l' ospedale, come dice lei, ma dove sono le eccellenze del corpo medico che possono richiamare verso Genova e San Martino? «Intanto mi vanto, in questi anni, di avere nominato 14 nuovi primari dei quali 11 liguri. Perché si viene a San Martino? Ma per Bacigalupo a Ematologia, per Valente ai trapianti, per Martinelli e Passerone a cardiochirurgia, per Cherchia a Cardiologia, per Palombo, d' ora in avanti, a Chirurgia Vascolare e per tanti altri. Stiamo facendo campagna acquisti in Europa, lanciamo i nostri che sono i primi da valutare come Formica che è uno specialista dell' Ortopedia vertebrale, come Frassone che studia le cellule staminali e poi pensiamo a formare bene i giovani.» Ma lei si sente libero in queste scelte e più in generale come supermanager di un grande ospedale o è condizionato? La politica quanto pesa nel suoi movimenti? Come vede la privatizzazione della sanità in Liguria: un fallimento, una riforma tentata e stoppata? «Mi sento libero: sono stato scelto dal centro sinistra ma ho una comunione di intenti con il presidente Biasotti. Vengo da una città come Bologna, dove c' erano otto cliniche convenzionate. Credo che la combinazione pubblico-privato nella sanità sia complicatissima, qui più che altrove per il conservatorismo spinto dei genovesi. Pammatone e le sue difficoltà ne sono un esempio. Micossi, l' ex assessore regionale alla Sanità alla fine si è arreso. Cosenza lo stanno logorando: ripeto non vedo la luce in fondo al tunnel ma sono ottimista». Queste pagine sfruttano gli standard
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