Anno II - n°8 - 02.10.2003 Pagine Liguri 

 


Centro per la Prevenzione e Cura delle Malattie Tromboemboliche dell’Ospedale San Martino: intervista al Prof. Armani


Ufficio Stampa S. Martino - giovanna.cianchi@hsanmartino.liguria.it 

La “Campagna per la prevenzione delle malattie tromboemboliche nella donna”, tenutasi domenica 28 settembre, è stata sostenuta dal Centro per la Prevenzione e Cura delle Malattie Tromboemboliche dell’Ospedale San Martino, che dispone di due poli, uno presso il Dipartimento di Medicina Interna. Nell'occasione abbiamo intervistato il Prof. Ugo Armani, Responsabile del Centro, al quale abbiamo chiesto di illustrare in particolare l’attività del Centro Trombosi del Pammatone e gli obiettivi di questa campagna di prevenzione nella donna. 

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo. Qual’è la situazione nel nostro paese? 

Prof. ARMANI: Anche in Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte. Ogni anno nel nostro paese muoiono 242 mila persone per malattie cardiovascolari e sono circa 4 milioni gli italiani considerati a rischio elevato (inteso come una probabilità superiore al 20% di incorrere in un evento coronario nei prossimi dieci anni). Ogni 12 mesi si registrano circa 100 mila casi di infarto miocardio (è una stima , data l’oggettiva complessità nella raccolta dei dati) di cui 37 mila portano al decesso. Il numero dei soggetti colpiti è molto maggiore per gli uomini che per le donne fino a 65 anni , con un rapporto di 3 a 1 circa, mentre dopo i 65 anni l’incidenza di queste patologie nei due sessi tende ad equipararsi.

Quali attività svolge il Centro Trombosi?
Prof. ARMANI: Il Centro Trombosi svolge diverse attività che, nell’insieme, hanno lo scopo di prevenire, e quindi ridurre l’incidenza, dell’infarto, dell’ictus e di altre malattie vascolari quali trombosi della retina, arteriopatie periferiche, trombosi delle arterie addominali, trombosi venose degli arti inferiori ed embolia polmonare. L’opera di prevenzione è rivolta sia alle persone sane che presentino fattori di rischio (questo tipo di prevenzione è definita prevenzione primaria e può essere svolta a qualsiasi età della vita), sia a pazienti che sono stati colpiti da un infarto del miocardio, da un ictus o da altre situazioni cliniche di ostruzione vascolare; in questo caso la prevenzione, che prende il nome di prevenzione secondaria, è importantissima in quanto il rischio di recidive è elevato. Va tenuto presente che non tutti i pazienti presentano lo stesso rischio di essere colpiti da un incidente vascolare, ma che ogni persona presenta un profilo di rischio personale. Uno degli obiettivi principali nella prevenzione è proprio individuare il profilo di rischio personale.
Quali sono i più frequenti fattori di rischio che costituiscono il profilo di rischio individuale?
Prof. ARMANI: I fattori di rischio sono molteplici. Alcuni sono acquisiti, e sono rappresentati principalmente dalle cattive abitudini alimentari, da vizi, quali il fumo, o da comportamenti non salutari quali la vita sedentaria; in altri casi si associano a quadri patologici ben definiti, come il diabete, le alterazioni del metabolismo lipidico e l’ipertensione arteriosa. Questi fattori di rischio acquisiti possono essere in parte modificati da regole alimentari di vita o da trattamenti farmacologici adeguati. Vi sono poi altri fattori di rischio trombotico legati proprio alla costituzione e trasmessi come caratteri genetici. A questo proposito va sottolineato che le malattie vascolari e le trombosi in particolare, non hanno una causa unica, ma si manifestano quando vi è il concorso di diversi fattori. Nel caso specifico dei fattori di rischio congeniti la presenza di una predisposizione ereditaria alla trombosi, di per sé, può non essere sufficiente a determinare una manifestazione clinica trombotica, mentre diventa determinante se contemporaneamente sono presenti altri fattori di rischio acquisiti. In questo caso, attraverso la modulazione di fattori di rischio acquisiti, siamo in grado di ridurre la pericolosità dei fattori di rischio congeniti.
In pratica come è organizzata l’attività del Centro Trombosi?
Prof. ARMANI: Come ho detto, l’obiettivo principale del Centro Trombosi è quello di prevenire le malattie tromboemboliche. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria una attenta valutazione dei fattori di rischio individuali mediante una analisi approfondita dello stato generale del soggetto e della funzionalità dei vari organi ed apparati. A tal fine il Centro ha articolato la sua attività in differenti prestazioni: visite mediche ambulatoriali; check up di prevenzione; programmi personalizzati di prevenzione della trombosi; applicazioni di protocolli di terapie antitrombotiche ed anticoagulanti secondo le linee guida; monitoraggio clinico e di laboratorio della terapia anticoagulante orale. Naturalmente, l’attività del Centro comprende, oltre alla prevenzione, anche la cura delle trombosi. Infatti, in presenza di manifestazioni trombotiche in atto, compito del Centro è quello di eseguire la terapia più appropriata sulla base delle linee guida, e di monitorarne l’efficacia."
Quali sono le caratteristiche peculiari di questo Centro?
Prof. ARMANI: Accanto alle attività assistenziali ormai codificate, il Centro ha attivato alcuni servizi peculiari per soddisfare diverse esigenze: 

1. Monitoraggio continuo dei pazienti in terapia anticoagulante (Centro Sorveglianza pazienti Anticoagulati, CSA). Una sezione del Centro Trombosi è dedicata al monitoraggio clinico e di laboratorio dei pazienti in terapia anticoagulante orale, ai quali viene fornito, oltre all’esame di laboratorio, uno schema terapeutico completo ed ogni supporto necessario per una ottimale condotta terapeutica. Per ogni situazione clinica di tromboembolismo in atto o pregresso (infarto del miocardio, angina instabile, ictus, TIA) o di rischio tromboeombolico (fibrillazione atriale, stenosi carotidea, ipertensione arteriosa, dislipidemia, trombofilie ereditarie) le indicazioni terapeutiche fornite dal Centro sono conformi alle linee guida nazionali ed internazionali.

2. Educazione sanitaria per i pazienti che assumono terapie anticoagulanti. Il Centro Trombosi organizza annualmente un Corso permanente di educazione sanitaria per i pazienti che assumono terapie anticoagulanti ed in particolare farmaci dicumarolici. Il Corso si propone di illustrare in modo semplice e pratico, ma fondato su dati scientifici, le indicazioni, le controindicazioni e le modalità di assunzione della terapia anticoagulante. Il Corso è costituito da colloqui collettivi della durata di circa 30 minuti che si svolgono una volta la settimana il mercoledì pomeriggio alle ore 16 presso l’Ambulatorio Polispecialistico Pammatone, Viale delle Brigate Partigiane n. 14 primo piano. Al Corso sono invitati tutti i pazienti che assumono la terapia anticoagulante orale. Data la programmazione del Corso per argomenti distinti per ogni colloquio, ogni partecipante può scegliere gli argomenti di suo interesse. 

3. Collegamento con i medici di medicina generale (progetto SOS flebite). Il Centro trombosi ha predisposto un collegamento ,in via di realizzazione, con i medici di famiglia e un canale per le visite urgenti secondo un programma denominato SOS flebite, in collegamento con altri centri trombosi presenti sia sul territorio regionale che sul territorio nazionale. La rete SOS flebite sarà caratterizzata dal collegamento tra i vari operatori e utenti (comprendenti sia medici di medicina generale, che medici specialisti e anche i pazienti) tramite internet: saranno garantite in tal modo rapide comunicazioni e rapide decisioni operative.>>
Al di là degli aspetti puramente medici, ci sono particolarità di questo Centro che lei vuole far presenti, o obiettivi che intende raggiungere?
Prof. ARMANI: Si, abbiamo valutato attentamente le caratteristiche che avremmo desiderato poter offrire ai pazienti: innanzitutto, la possibilità di avere un rapporto personalizzato con il medico, garantendo che almeno tutto il ciclo di cura verrà seguito sempre dallo stesso specialista, e devo dire che questa modalità è operante ed è molto apprezzata dagli utenti. La seconda caratteristica del nostro Centro è rappresentata dalla possibilità di raggiungere telefonicamente gli specialisti, quando ve ne sia la necessità, in qualsiasi momento della giornata; ciò è stato realizzato mediante la distribuzione ai pazienti dei numeri di telefono non solo degli ambulatori, ma anche di telefoni cellulari, dedicati allo scopo. Terzo obiettivo è quello di ridurre il periodo di attesa per le visite e l’istituzione di una agenda delle urgenze che consente un rapido accesso al Centro. Infine un’altra caratteristica peculiare del Centro è rappresentato dall’attività di informazione e di educazione sanitaria continua, iniziativa che ha creato rapporti molto cordiali con i pazienti che si rivolgono al nostro Centro.
Venendo alla campagna sulla prevenzione delle malattie tromboemboliche nella donna, ritiene che nella donna vi sia una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari, rispetto all’uomo?
Prof. ARMANI: La risposata è che, a differenza dell’uomo, nella donna le malattie cardiocircolatorie caratterizzate da trombosi si concentrano in particolari momenti della sua vita, in determinate età. Ci sono tre picchi di incidenza massima: nell’adolescenza, in coincidenza dell’assunzione di terapia estroprogestinica a scopo anticoncezionale o terapeutico, specie in associazione con il fumo di sigaretta, la sedentarietà o l’obesità; un altro picco di incidenza si ha nella età matura, nella gravidanza e nel puerperio, in particolari circostanze: infine un terzo picco nell’incidenza incidenza delle malattie tromboemboliche si ha nella menopausa soprattutto nelle pazienti in trattamento con terapia ormonale sostitutiva. Questi dati sono conosciuti da molto tempo, ma la novità che è emersa negli ultimi anni è che il rischio di malattie tromboemboliche non ò uguale per tutte le donne e che dipende non solo dalla presenza dei fattori di rischio acquisiti ben noti (fumo, ipertensione ipercolesterolemia, obesità e altri) ma anche da fattori costituzionali genetici. Sono state individuate alcune caratteristiche genetiche ereditarie che predispongono alla trombosi aumentando di decine di volte il rischio di trombosi nei portatori delle suddette stigmate.
Ma allora è possibile individuare le persone a rischio di trombosi con lo studio del DNA e quindi sarebbe consigliabile a tutte le donne, specie in quelle giovani, prima di iniziare una terapia con la pillola o prima di programmare una gravidanza, ricercare la presenza di queste anomalie genetiche?
Prof. ARMANI: No, non siamo ancora a questo punto. Se così facessimo l’impegno sarebbe enorme, ma soprattutto sarebbe spropositato rispetto al vantaggio che se ne vorrebbe trarre in quanto la ricerca non ha ancora definito con certezza i rapporti causali tra anomalie genetiche e incidenza delle malattie trombotiche. Allo stato attuale, un elemento ancora fondamentale per individuare le donne a rischio trombotico è quello di fare una attenta indagine sulla presenza di malattie tromboemboliche nell’ambito dei familiari consanguinei. Solo in presenza di casi familiari di malattie tromboemboliche è opportuno approfondire lo studio del DNA per individuare l’esatta natura dell’anomalie genetica predisponente. Una cosa sembra certa, che la predisposizione genetica porti alla comparsa di manifestazioni trombotiche prevalentemente in quei pazienti in cui siano presenti anche altri fattori di rischio, quali il fumo, l’ipertensione, l’obesità, la sedentarietà ecc.. Ed è per questo che noi insisteremo molto, nella campagna sulla prevenzione di ogni forma di malattia cardiovascolare (infarto, ictus, tromboflebiti), sull’importanza di una vita sana e di una alimentazione sana accompagnata dall’esercizio fisico e dallo sport.








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