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Anno II - n°7 - 31.07.2003 Pagine Liguri 

L’infarto Lieve e Asintomatico. Uno studio del Santa Corona Spiega come Comportarci.

clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Blitz 2 . E’ questo il nome dello studio cardiologico coordinato dal responsabile del reparto Francesco Chiarella e che è stato presentato al Congresso dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) di Firenze. Scopo dello studio quello di conoscere e valutare il mondo inesplorato degli attacchi di cuore apparentemente "minori". Ma il termine infarto "lieve" non deve ingannare: proprio la sua manifestazione subdola lo rende un nemico insidioso e più pericoloso dell'infarto "tradizionale", perché troppo spesso sottovalutato e trascurato. «L'infarto "lieve"è una condizione clinica caratterizzata da sintomi più brevi, meno intensi, spesso transitori che generano minor allarme e il cui riconoscimento è reso ancora più difficile da una minore evidenza all'elettrocardiogramma - spiega Francesco Chiarella, coordinatore dello studio - A differenza dell'infarto che tutti conoscono, nel caso di quello "lieve" si ha più tempo a disposizione per decidere di sottoporre il paziente a coronarografia: dalle 24 alle 48 ore. Purtroppo, la comparsa di sintomi non tipici porta invece il paziente a sottovalutare le proprie condizioni di salute tanto da arrivare troppo tardi all'osservazione degli specialisti. Eppure molto si potrebbe fare con una maggiore tempestività e accortezza da parte dello stesso paziente».
Dall'indagine appare chiaramente il pericolo dell'infarto "subdolo" che interessa circa 80.000 persone l'anno e non crea particolari problemi a chi ne è vittima. Quasi la metà dei pazienti non presenta alcun dolore al momento dell'arrivo in pronto soccorso e il 75 per cento non ha mai avuto angina o infarto. Così il rischio è di sottovalutare il problema, recandosi troppo tardi o affatto al pronto soccorso. Non solo: in oltre il 30% dei casi l'elettrocardiogramma risulta normale o scarsamente significativo. Lo studio Blitz 2, è stato condotto per ventuno giorni su 2.100 pazienti (68% maschi; in oltre il 50% dei casi di età compresa tra i 55 e i 75 anni), ricoverati in 292 centri cardiologici.