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Anno II - n°7 - 31.07.2003 Pagine Liguri 

L'ospedale da campo della CRI 

Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it 

All’interno dell’ospedale della C.R.I, i pediatri Mario Lattere e Maurizio Magnani e i chirurghi Girolamo Mattioli e Giuseppe Martuciello, sono stati sostituiti dal Prof. Pasquale Di Pietro, Direttore del Dipartimento di Pronto Soccorso (DEA), e dal chirurgo Michele Torre. I primi si sono occupati della costruzione dell’ospedale, ed hanno risolto le situazioni più disperate, ora si è passati ad una seconda fase che vedrà l’aggiornamento dei medici locali, a partire dai prossimi mesi. La situazione è molto travagliata, in Iraq ancora la guerra non è finita e c’è poi il complesso rapporto con le autorità locali delle quali si cerca la collaborazione. “Vogliamo innanzitutto porci come punto d’appoggio con le organizzazioni sanitarie locali.”, commenta la dott.ssa Franca Amoretti, Segretario Provinciale della Croce Rossa Italiana.

Nei primi 40 giorni di permanenza presso l'Ospedale da Campo della CRI i medici dell'Istituto Giannina Gaslini hanno eseguito:
  • 2491 visite pediatriche e chirurgico pediatriche ambulatoriali 
  • 500 medicazioni 
  • 68 ricoveri complessivi 
  • 49 interventi chirurgici

Se inizialmente le operazioni che si potevano eseguire sotto il tendone dell'Ospedale da Campo erano minime, oggi al contrario grazie alla nuova strumentazione in dotazione sono sempre più complicate: “Si tratta quasi sempre di casi estremamente complessi, in cui importantissimo è un accurato inquadramento per procedere alle operazioni e alle cure mediche – racconta Martuciello- ma spesso nei casi in cui non c'è più nulla da fare, e neanche in Europa si potrebbero salvare, allora è altrettanto importante alleviare il senso di colpa e di impotenza dei genitori che si sentono in trappola, e pensano che se fossero in grado di portarli all'estero potrebbero salvare i loro figli. In questi casi avere il parere di un esperto da loro un grande conforto nell'accettare l'ineluttabilità della malattia”.

“Il numero delle malformazioni congenite di natura chirurgica é esorbitante - racconta il chirurgo Girolamo Mattioli - forse in relazione all'elevato tasso di consanguineità che caratterizza le famiglie del paese, che determina la manifestazione di affezioni di possibile natura multigenica. La genetica medica in questo paese, come altre specialità non ha trovato alcuno sviluppo, mentre altri gravi problemi sono da mettere in relazione alle carenze nutrizionali che cronicamente affliggono una quota considerevole della popolazione pediatrica irachena”.

Al secondo mese di attività nell'Ospedale da Campo della Croce Rossa Italiana a Baghdad i medici del Gaslini stanno ricevendo un numero sempre maggiore di pazienti pediatrici, feriti accidentalmente negli scontri a fuoco, ustionati a causa dei residuati bellici sparsi ovunque o della benzina che trasportano e vendono, mentre è in forte aumento anche il numero di bambini con patologie complesse, pregresse alla guerra e da quest'ultima aggravate, che vengono ad affidarsi ai medici del Gaslini da ogni parte dell'Iraq, persino dalle zone al confine con la Turchia e la Siria. Si diffonde infatti in tutto l'Iraq l'eco dell'attività sanitaria svolta dai pediatri del Gaslini, grazie al passaparola tra i genitori dei bimbi salvati, ma anche ai riconoscimenti apparsi in questi giorni sulla stampa irachena. “La stampa qui ha dato notevole risalto all'attività dell'ospedale della CRI – racconta da Baghdad Maurizio Magnani - dove naturalmente sono i bambini quelli che giungono più numerosi e con grandi aspettative da parte delle famiglie”.