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Anno II - n°6 - 22.07.2003 Pagine Liguri
La Spezia contro le malattie senili.
Come vivranno a La Spezia gli anziani del futuro? Saranno in buona salute? Entra nel secondo anno di vita un progetto che potrebbe offrire risposte a queste domande e che pone la sanità spezzina ai vertici della ricerca italiana sul territorio, fino a farne un possibile modello applicativo.
È il progetto "La malattia dell'anziano in La Spezia: epidemiologia, clinica e peso sociale", che si propone di seguire 880 persone tra la popolazione di La Spezia, Sarzana, Levanto e Brugnato, in maniera da determinare lo stato di salute della popolazione tra i 65 e gli 84 anni residente nella provincia spezzina, valutarne le patologie più frequenti, esaminarne l'evoluzione clinica, stabilirne le possibili complicazioni e, infine, determinare l'impatto familiare e sociale delle diverse patologie.
Perché pensare solo alla malattia senza riflettere sull'impatto che questo porta nell'invecchiamento della persona e nelle sue relazioni con il mondo che la circonda e la famiglia è profondamente limitante. Al progetto partecipano otto Unità, tre di Servizio e quattro Cliniche, sotto la direzione di un'Unità di Coordinamento. Le prime includono due strutture appartenenti al Dipartimento di Scienze Neurologiche e della Visione dell'Università di Genova e una all'Istituto di Biofisica del CNR-GE. Le Unità Cliniche includono Unità Operative Ospedaliere (Neurologia, Geriatria) e Territoriali (Assistenza anziani, Psichiatria) dell'ASL 5.
La responsabilità del coordinamento è affidata alla Direzione della Divisione di Neurologia del S. Andrea, diretta da Antonio Tartaglione. «Il progetto è reso possibile dalla collaborazione dei medici di famiglia la cui partecipazione allo studio si è aperta con un breve corso di aggiornamento propedeutico alla raccolta dei dati - spiega Tartaglione - 42 medici, hanno accettato di seguire quanti dei propri assistiti sono stati selezionati per l'indagine, sia spiegandone i dettagli, sia effettuando i controlli clinici previsti dal protocollo. Al medico di famiglia si affiancherà personale non sanitario che effettuerà le interviste necessarie a chiarire la storia individuale, e personale infermieristico che eseguirà l'elettrocardiogramma e il prelievo per i comuni esami del sangue».
Gli anziani, dopo essere stati inseriti nel progetto, verranno controllati del tutto gratuitamente per tre anni. E verrà monitorata l'evoluzione clinica sia mediante visite effettuate a scadenze prefissate, dopo uno e due anni dall'inizio dello studio, sia offrendo il supporto in presenza di una qualunque necessità imprevista. «Alla fine verrà effettuata una valutazione per determinare le caratteristiche epidemiologiche delle diverse malattie e stabilirne le modalità di evoluzione, soprattutto in relazione alle malattie neurodegenerative dell'anziano (come malattia di Parkinson e parkinsonismi, deficit cognitivi minimali, disturbi della memoria, quadri di involuzione e loro complicazioni). Se verranno identificati pazienti con queste caratteristiche - conclude Tartaglione - verranno sottoposti a specifici test clinici e diagnostici oltre che ai controlli previsti nell'indagine».
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