I tumori del pancreas, delle vie biliari e del fegato saranno oggetto del
Convegno “Criteri di resecabilità in chirurgia oncologica Epatobiliopancreatica”
organizzato dall’Ospedale Galliera di Genova e dal Capitolo Italiano della
European Hepato Pancreato Biliary Association.
Il Congresso -presieduto dal Dott. Marco Filauro, Direttore della Divisione di
Chirurgia dell’Ospedale Galliera e dal Prof. Massimo Gazzaniga, Presidente del
Comitato Scientifico dell’Ente- si svolgerà venerdì 17 e sabato 18 marzo nella
Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e vedrà impegnati i maggiori
esperti internazionali della disciplina, fra questi il Professor Ninura,
chirurgo giapponese esperto di tumori delle vie biliari ed il Professor Belghiti
di Parigi, uno dei massimi esperti di chirurgia epatica e dei trapianti di
fegato.
Ma perché questi tumori sono tra i più difficili da trattare? “I tumori del
pancreas, del fegato e delle vie biliari- spiega Marco Filauro- sono in effetti
tra i più difficili da curare. A fronte di percentuali di guarigione altissime
delle leucemie infantili (oltre il 90%) o del tumore della mammella (60 -70%),
per questo tipo di neoplasie le percentuali di sopravvivenza a 5 anni dalla
diagnosi (la “ cosiddetta guarigione clinica”) sono più limitate. Una parte di
questi risultati “deludenti” è legata alla difficoltà di una diagnosi precoce.
Sovente infatti non danno sintomi utili e vengono scoperti quando sono già in
fase avanzata. E un'altra parte dei risultati è ascrivibile alla posizione
anatomica di questi organi, che sono un importante crocevia dell’organismo, ove
confluiscono vasi e strutture nobili, che spesso finiscono per essere coinvolte
dal tumore, rischiando di essere lesionate all’atto dell’eliminazione chirurgica
del tumore. Negli ultimi anni sono però cominciate ad arrivare anche buone
notizie e si spera che presto , grazie alla ricerca , potremo disporre di nuovi
strumenti”.
Nel frattempo la chirurgia rimane la chiave del successo. “Oggi – continua
Filauro- riusciamo a rimuovere con maggiore efficacia masse un tempo non
operabili, e lo possiamo fare grazie all’esperienza maturata nei centri
specializzati. E quando un tumore è operabile le guarigioni possono superare
anche il 50 % dei casi” . Ma anche la qualità della vita di questi malati è
nettamente migliorata grazie alle diverse tecniche miinvasive che permettono di
eliminare l’ostruzione biliare, che è la più immediata conseguenza di questi
tumori . Ci sono poi i tumori secondari del fegato, le metastasi che arrivano da
altri organi colpiti da tumore, specie il colon. In questi casi è
importantissima la collaborazione tra chirurgo ed oncologo per stabilire delle
linee di condotta terapeutica comuni nell'interesse del paziente.
E se il tumore non può essere asportato “chirurgicamente”?
“Per rispondere correttamente- dichiara Filauro- dobbiamo distinguere due
situazioni cliniche : la prima, in cui il tumore , anche se confinato all’organo
, non è operabile . E’ il caso tipico dei tumori primitivi del fegato , in cui
la gravità della cirrosi sottostante e le scadenti condizioni generali del
paziente controindicano spesso l’intervento. In questo caso abbiamo a
disposizione armi efficaci per allungare e migliorare la qualità di vita. Si può
infatti utilizzare la cosiddetta “termoablazione” , in cui la massa viene
neutralizzata dal calore generato da una sonda che emette frequenze radio o la
chemioembolizzazione , che utilizza l’azione combinata dell’infusione selettiva
di farmaci nel tumore e il blocco della circolazione arteriosa. La seconda
situazione clinica prevede che il tumore sia eccessivamente diffuso nell’organo
o abbia già prodotto metastasi. In questo caso sarà ancora l’oncologo in stretta
collaborazione con il chirurgo a decidere quale chemioterapico usare , se in
forma singola o combinata , se usare la radioterapia , o la combinazione di
entrambe. La cosa importante è quella di rivolgersi ad un centro che offra una
equipe multidisciplinare , che possa sviluppare piani terapeutici individuali e
personalizzati”.