Genova Anno III - n°22 - 15.03.2006 Pagine Liguri


Tutti i progressi della chirurgia oncologica epatobiliopancreatica


I tumori del pancreas, delle vie biliari e del fegato saranno oggetto del Convegno “Criteri di resecabilità in chirurgia oncologica Epatobiliopancreatica” organizzato dall’Ospedale Galliera di Genova e dal Capitolo Italiano della European Hepato Pancreato Biliary Association.
Il Congresso -presieduto dal Dott. Marco Filauro, Direttore della Divisione di Chirurgia dell’Ospedale Galliera e dal Prof. Massimo Gazzaniga, Presidente del Comitato Scientifico dell’Ente- si svolgerà venerdì 17 e sabato 18 marzo nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e vedrà impegnati i maggiori esperti internazionali della disciplina, fra questi il Professor Ninura, chirurgo giapponese esperto di tumori delle vie biliari ed il Professor Belghiti di Parigi, uno dei massimi esperti di chirurgia epatica e dei trapianti di fegato.
Ma perché questi tumori sono tra i più difficili da trattare? “I tumori del pancreas, del fegato e delle vie biliari- spiega Marco Filauro- sono in effetti tra i più difficili da curare. A fronte di percentuali di guarigione altissime delle leucemie infantili (oltre il 90%) o del tumore della mammella (60 -70%), per questo tipo di neoplasie le percentuali di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi (la “ cosiddetta guarigione clinica”) sono più limitate. Una parte di questi risultati “deludenti” è legata alla difficoltà di una diagnosi precoce. Sovente infatti non danno sintomi utili e vengono scoperti quando sono già in fase avanzata. E un'altra parte dei risultati è ascrivibile alla posizione anatomica di questi organi, che sono un importante crocevia dell’organismo, ove confluiscono vasi e strutture nobili, che spesso finiscono per essere coinvolte dal tumore, rischiando di essere lesionate all’atto dell’eliminazione chirurgica del tumore. Negli ultimi anni sono però cominciate ad arrivare anche buone notizie e si spera che presto , grazie alla ricerca , potremo disporre di nuovi strumenti”.
Nel frattempo la chirurgia rimane la chiave del successo. “Oggi – continua Filauro- riusciamo a rimuovere con maggiore efficacia masse un tempo non operabili, e lo possiamo fare grazie all’esperienza maturata nei centri specializzati. E quando un tumore è operabile le guarigioni possono superare anche il 50 % dei casi” . Ma anche la qualità della vita di questi malati è nettamente migliorata grazie alle diverse tecniche miinvasive che permettono di eliminare l’ostruzione biliare, che è la più immediata conseguenza di questi tumori . Ci sono poi i tumori secondari del fegato, le metastasi che arrivano da altri organi colpiti da tumore, specie il colon. In questi casi è importantissima la collaborazione tra chirurgo ed oncologo per stabilire delle linee di condotta terapeutica comuni nell'interesse del paziente.
E se il tumore non può essere asportato “chirurgicamente”?
“Per rispondere correttamente- dichiara Filauro- dobbiamo distinguere due situazioni cliniche : la prima, in cui il tumore , anche se confinato all’organo , non è operabile . E’ il caso tipico dei tumori primitivi del fegato , in cui la gravità della cirrosi sottostante e le scadenti condizioni generali del paziente controindicano spesso l’intervento. In questo caso abbiamo a disposizione armi efficaci per allungare e migliorare la qualità di vita. Si può infatti utilizzare la cosiddetta “termoablazione” , in cui la massa viene neutralizzata dal calore generato da una sonda che emette frequenze radio o la chemioembolizzazione , che utilizza l’azione combinata dell’infusione selettiva di farmaci nel tumore e il blocco della circolazione arteriosa. La seconda situazione clinica prevede che il tumore sia eccessivamente diffuso nell’organo o abbia già prodotto metastasi. In questo caso sarà ancora l’oncologo in stretta collaborazione con il chirurgo a decidere quale chemioterapico usare , se in forma singola o combinata , se usare la radioterapia , o la combinazione di entrambe. La cosa importante è quella di rivolgersi ad un centro che offra una equipe multidisciplinare , che possa sviluppare piani terapeutici individuali e personalizzati”.


 






 


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