Venticinquemila maschi in Liguria hanno le ossa
fragili, perché soffrono di osteoporosi. Un'amara disillusione per chi pensa che
la malattia delle ossa che si spezzano per un trauma minimo sia roba da
donne. Perché se è vero che l'osteoporosi tende a interessare soprattutto il
gentil sesso che, dopo la menopausa, vede assottigliarsi la disponibilità di
calcio nelle ossa, quando si superano i settant'anni non ci sono grandi
differenze tra i due sessi.
E' da questa allarmante analisi epidemiologica che partono gli esperti presenti
al Palazzo Ducale di Genova per il Congresso Internazionale "Osteomen 2005 -
III International Conference on Osteoporosis in Men" organizzato dal 12 al
14 maggio dalla Divisione di Reumatologia dell'Ospedale "La Colletta" di
Arenzano ,diretta da Gerolamo Bianchi e dalla Divisione di Geriatria
dell'Ospedale "Galliera" di Genova diretta da Ernesto Palummeri.
«Nella maggioranza dei casi l'osteoporosi colpisce il sesso femminile in quanto
la donna accusa una perdita di osso più rilevante per la menopausa, ma la
comunità scientifica, sulla base di studi epidemiologici, si è resa oggi conto
che anche nell'uomo l'osteoporosi rappresenta un problema rilevante - spiega
Bianchi - Circa il trenta per cento di tutte le fratture di femore ed il venti
per cento di tutte le fratture vertebrali si presentano nei maschi che sembrano
anche essere maggiormente "sensibili", visto che per le fratture del femore la
disabilità e la mortalità maschile sono raddoppiate rispetto alle donne».
Il pericolo delle fratture, insomma, è la vera minaccia per chi soffre di
osteoporosi, magari senza saperlo.
Negli ultimi venti anni numerosi studi hanno dimostrato che l'osteoporosi
costituisce uno dei maggiori problemi di salute nei paesi del mondo occidentale
in quanto le fratture da fragilità a polso, vertebre e femore da essa causate,
hanno un enorme impatto nei soggetti anziani in termini di morbilità e
mortalità. Fondamentale, a detta degli esperti, diventa quindi comprendere chi è
davvero a rischio, anche tra i maschi.
«L'osteoporosi nell'uomo può essere primitiva e secondaria, ed è soprattutto
questa seconda forma a fare la differenza rispetto alla donna - evidenzia
Bianchi - Bisogna capire bene quali elementi possono determinare il rischio
nell'uomo, e oggi sappiamo che le cause più importanti e più frequenti di
osteoporosi secondaria nell'uomo sono quelle causate dalla terapia prolungata
con cortisone, da un calo di produzione ormonale legato a ipogonadismo, da abuso
di alcolici e da una particolare condizione che fa perdere molto calcio con le
urine, chiamata "ipercalciuria idiomatica"».
Anche per i maschi, quindi, diventa essenziale per la prevenzione l'indagine
Mineralometrica ( MOC) che consente di misurare con precisione la densità del
tessuto osseo. La densitometria ossea è attualmente considerata un esame
indispensabile per valutare il livello di densità ossea. Consente infatti di
effettuare diagnosi di osteopenia e di osteoporosi e fornisce la miglior stima a
disposizione del rischio di frattura.
«Ovviamente va effettuata solo negli individui a rischio e su consiglio del
medico» conclude Bianchi.
LA PREVENZIONE Quando
si deve fare un esame
La Moc è un esame
mineralometrico, basato sull'utilizzo di un fascio di raggi fotonici gamma o X
che, attraversando un segmento osseo, viene da questo attenuato in ragione della
sua densità.
Meno fotoni trapassano l'osso, più questo è denso e quindi meno fragile e
soggetto a demineralizzazione. E' un esame non invasivo ed innocuo. Per i maschi
la Moc è indicata:
in previsione di prolungate (più di tre mesi) terapie con farmaci cortisonici
in caso di pregresso riscontro di osteoporosi (sia con la Moc che con una
radiografia)
quando il soggetto è affetto da una malattia che può causare l'osteoporosi (come
numerose malattie reumatiche, endocrine o gastrointestinali)