Un gastroenterologo di 51 anni, D.C., è stato denunciato dalla polizia per
violenza sessuale aggravata e sospeso dalla professione. Secondo le indagini, lo
specialista sottoponeva le pazienti a palpeggiamenti, ispezioni vaginali e
rettali. Facevano parte, sosteneva, degli accertamenti per diagnosticare l'esofagite.
Storie di abusi, commessi nell'ambulatorio specialistico di un ospedale
genovese, raccolte in tre denunce e sette testimonianze dagli investigatori del
commissariato Centro, coordinati dal dirigente Salvatore Dispenza.
È fine dicembre quando una brasiliana, M.P., di 24 anni, bussa alla porta del
commissariato di piazza Matteotti. È stravolta, umiliata. È appena uscita
dall'ambulatorio di gastroenterologia di un piccolo ospedale del centro. Si era
rivolta allo specialista per un'esofagite da riflusso. La visita, però, era
stata "strana". Il medico aveva chiuso la porta a chiave, l'aveva fatta sdraiare
sul lettino, le aveva palpato il seno, si era soffermato sulle sue parti più
intime. Sarebbe andato oltre, sconfinando in un accertamento rettale, se la
donna non si fosse sottratta con una scusa.
È la prima denuncia. Ne seguono altre. Dalla direzione sanitaria dell'ospedale,
la polizia ottiene l'elenco delle attività e delle presenze del medico. Sono un
centinaio le donne, molte le straniere, che lo specialista ha visitato negli
ultimi mesi. Gli agenti del commissariato Centro, e soprattutto il
sovrintendente Eugenio Iusto, cominciano un lavoro certosino, le rintracciano
quasi tutte, chiedono e si fanno spiegare come si svolgevano le visite del
gastroenterologo. Le conferme arrivano a pioggia. R. L. genovese di 36 anni non
si fa pregare: «Mi ha visitato nello stesso modo - spiega - mi ha sottoposto ad
una visita ginecologica e ad un'ispezione rettale senza neppure usare i guanti.
Mi ha anche proposto un esame rettoscopico strumentale affermando con orgoglio
che in questo era il migliore perchéè il più anziano». La terza denuncia è di
pochi giorni dopo. La presenta una sudamericana di 50 anni: «Ha fatto
allontanare le due infermiere, poi anche io ho subito identiche attenzioni».
Gli stessi particolari, il comportamento torbido del medico, quelle visite
effettuate quasi di nascosto, dietro ad una porta chiusa a doppia mandata,
tornano anche in altre sette testimonianze: lo raccontano le genovesi B.A., 42
anni, e E.C., di 29; M.G., sudamericana di 35 anni, scampata al trattamento solo
per una via di una telefonata che aveva mandato su tutte le furie il
professionista; M.G., ecuadoriana di 27; B.M., casalinga genovese di 49 anni;
P.G., 47 anni e e A.E., 44 anni. Hanno età differenti, non tutte sono italiane,
ma tutte indistintamente sono donne piacenti. Belle donne. Sì perché le bruttine
e magari stagionate non fanno parte dei sogni erotici ed inconfessabili del
medico.
Con un faldone di denunce e di testimonianze gli agenti del commissariato Centro
vanno in Procura. L'inchiesta finisce nelle mani del sostituto procuratore Pier
Carlo Di Gennaro. Vuole essere sicuro il magistrato e chiede anche una perizia
ad un medico legale. Ottiene quasi una sentenza: quelle visite sono fuori da
ogni canone, da ogni procedura. Il pm chiede gli arresti domiciliari; il gip,
Silvia Carpanini, opta invece per la misura interdittiva della sospensione della
professione, notificata nelle ultime ore al gastroenterologo, all'ordine dei
medici e alla direzione sanitaria dell'ospedale.
Assistito dall'avvocato Paolo Costa, che ha già presentato una memoria difensiva
e un elenco di testimoni a favore, D.C. nega tutto. Lo ha fatto anche
nell'interrogatorio condotto davanti al gip: «Sono calunnie e in mandanti sono i
colleghi invidiosi».
Parallela alla giustizia ordinaria fa il suo corso anche quella dell'Ordine dei
medici. «La prassi è di attenersi alle disposizioni del magistrato, poi vedremo
cosa succede. Mi auguro che il collega sia innocente - afferma il presidente
Enrico Bartolini - ma le molte testimonianze lasciano sconcertati».