Altri casi di mobbing, dopo quelli emersi con lo scandalo legato a Mauro
Valbonesi, agitano l'ospedale San Martino. Confinati, in questo caso, all'Unità
operativa logistica. Su quanto accade in quel servizio, una specie di braccio
organizzativo dell'azienda ospedaliera, i sindacati sono scesi in campo. Non
solo. L'accusa di mobbing compare anche nella denuncia presentata ai carabinieri
di Molassana da un'infermiera. «Strapazzata, derisa, minacciata» ha raccontato
agli investigatori. «Costretta a passare da un servizio all'altro, nessuno però
adeguato alle capacità professionali e all'inquadramento».
È Eugenio Leri, riferimento al San Martino per la Cgil, ad aver mandato al
manager Gaetano Cosenza, al direttore sanitario Paolo Capra e al direttore
amministrativo Sacchi, la lettera sulle strane cose che accadono alla Logistica,
l'unità operativa che si occupa di coordinare le squadre che portano la posta e
il sangue, quelle del materiale sanitario, il trasporto malati, i traslochi, il
controllo della pulizia nei reparti (eseguita dalla Coop Service, dall'Esperia e
dalla Copram), il centralino, i portieri, gli autisti, l'officina, i servizi
vari, l'unità per la supervisione e il censimento degli spogliatoi del
personale. Un piccolo esercito composto da 230 persone.
«Accadono strane cose in quell'unità operativa - conferma Leri - e siamo stati
costretti a parlarne con la direzione. Abbiamo il sospetto che il responsabile
voglia cercare di intimorire il personale, creando una specie di controllo
parallelo e sovraordinato rispetto a quello dell'azienda. Gli effetti sono
mobizzanti, alcune persone poi ne hanno sofferto particolarmente».
Nella lettera la Cgil evita accuratamente di scrivere la parola mobbing. Usa
circonlocuzioni sindacali come "perseverare di inadempienze, difformità e
noncuranza delle disposizioni ricevute", oppure "mancato riconoscimento e
rispetto delle relazioni e delle organizzazioni sindacali", denunciando "le
ingiustificabili procedure e gli inammissibili comportamento da tempo instaurati
come modus operandi nell'organizzazione e nella gestione delle risorse umane".
«L'appiglio per il sindacato è stato un ordine di servizio in cui il dirigente
ipotizzava la possibilità di programmare le malattie. Incredibile, ma vero. E
poi l'imposizione ai lavoratori - spiega ancora Leri - di fornire in caso di
ricovero il luogo, la durata, il motivo. Tutte notizie che all'azienda arrivano
già, non è necessario che le sappia anche chi dirige l'unità operativa. Sono
elementi di indagine che violano la sfera privata e che il sindacato legge come
una sorta di pressione psicologica».
La parola mobbing compare invece nella denuncia presentata da una caposala ai
carabinieri di Molassana. E di mobbing parla anche un'altra infermniera, una
caposala di 38 anni, che ha preferito licenziarsi pur di sottrarsi alla
"cayenna" della logistica. «Alcuni casi li abbiamo affrontati con segnalazioni
formali all'amministrazione, cercando di concordare il cambio dei turni e
portandoli all'attenzione del servizio di medicina preventiva - conclude Leri -
altri se continua così finiranno in tribunale».
Nei giorni scorsi tra il sindacato e l'azienda San Martino c'è stato un incontro
sulla questione "Logistica". «L'unità operativa era nata per riordinare alcuni
settori. Così come è strutturata ha fatto il suo tempo - replica di direttore
generale Gaetano Cosenza - entro poche settimane, come previsto dal piano
aziendale, avrà un dirigente. Riporteremo tutto alla normalità».