Anno II - n°17 - 10.05.2005 Pagine Liguri

   


Mobbing in corsia


Alessandra Costante - Il Secolo XIX

Altri casi di mobbing, dopo quelli emersi con lo scandalo legato a Mauro Valbonesi, agitano l'ospedale San Martino. Confinati, in questo caso, all'Unità operativa logistica. Su quanto accade in quel servizio, una specie di braccio organizzativo dell'azienda ospedaliera, i sindacati sono scesi in campo. Non solo. L'accusa di mobbing compare anche nella denuncia presentata ai carabinieri di Molassana da un'infermiera. «Strapazzata, derisa, minacciata» ha raccontato agli investigatori. «Costretta a passare da un servizio all'altro, nessuno però adeguato alle capacità professionali e all'inquadramento».
È Eugenio Leri, riferimento al San Martino per la Cgil, ad aver mandato al manager Gaetano Cosenza, al direttore sanitario Paolo Capra e al direttore amministrativo Sacchi, la lettera sulle strane cose che accadono alla Logistica, l'unità operativa che si occupa di coordinare le squadre che portano la posta e il sangue, quelle del materiale sanitario, il trasporto malati, i traslochi, il controllo della pulizia nei reparti (eseguita dalla Coop Service, dall'Esperia e dalla Copram), il centralino, i portieri, gli autisti, l'officina, i servizi vari, l'unità per la supervisione e il censimento degli spogliatoi del personale. Un piccolo esercito composto da 230 persone.
«Accadono strane cose in quell'unità operativa - conferma Leri - e siamo stati costretti a parlarne con la direzione. Abbiamo il sospetto che il responsabile voglia cercare di intimorire il personale, creando una specie di controllo parallelo e sovraordinato rispetto a quello dell'azienda. Gli effetti sono mobizzanti, alcune persone poi ne hanno sofferto particolarmente».
Nella lettera la Cgil evita accuratamente di scrivere la parola mobbing. Usa circonlocuzioni sindacali come "perseverare di inadempienze, difformità e noncuranza delle disposizioni ricevute", oppure "mancato riconoscimento e rispetto delle relazioni e delle organizzazioni sindacali", denunciando "le ingiustificabili procedure e gli inammissibili comportamento da tempo instaurati come modus operandi nell'organizzazione e nella gestione delle risorse umane".
«L'appiglio per il sindacato è stato un ordine di servizio in cui il dirigente ipotizzava la possibilità di programmare le malattie. Incredibile, ma vero. E poi l'imposizione ai lavoratori - spiega ancora Leri - di fornire in caso di ricovero il luogo, la durata, il motivo. Tutte notizie che all'azienda arrivano già, non è necessario che le sappia anche chi dirige l'unità operativa. Sono elementi di indagine che violano la sfera privata e che il sindacato legge come una sorta di pressione psicologica».
La parola mobbing compare invece nella denuncia presentata da una caposala ai carabinieri di Molassana. E di mobbing parla anche un'altra infermniera, una caposala di 38 anni, che ha preferito licenziarsi pur di sottrarsi alla "cayenna" della logistica. «Alcuni casi li abbiamo affrontati con segnalazioni formali all'amministrazione, cercando di concordare il cambio dei turni e portandoli all'attenzione del servizio di medicina preventiva - conclude Leri - altri se continua così finiranno in tribunale».
Nei giorni scorsi tra il sindacato e l'azienda San Martino c'è stato un incontro sulla questione "Logistica". «L'unità operativa era nata per riordinare alcuni settori. Così come è strutturata ha fatto il suo tempo - replica di direttore generale Gaetano Cosenza - entro poche settimane, come previsto dal piano aziendale, avrà un dirigente. Riporteremo tutto alla normalità».






 


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