SAN MARTINO Automatizzata la confezione delle terapie: le cause per errori nella
preparazione mandano alle stelle i costi assicurativi Non saranno più gli
infermieri a dosare i farmaci per i pazienti Un assioma, prima di tutto.
Lapalissiano quanto si vuole, ma utile punto di
partenza: ogni attività umana porta con sé una certa dose di rischio. E va da sé
che l'attività di un'azienda sanitaria comporti una dose particolarmente elevata
di rischio. Anzi, in ambito sanitario, non esistono aree a "rischio zero".
Esiste però il modo di ridurlo, il rischio. Per il bene dei pazienti e per le
casse dell'ospedale stesso. Ed è quello che sta facendo il San Martino che, nei
giorni scorsi, ha deciso di estendere a tutto l'ospedale un progetto per la
gestione del rischio clinico. Costerà 3 milioni di euro. Fasi cruciali: pazienti
identificati con un bracialetto con il codice a barre e somministrazione della
terapia farmacologica personalizzata attraverso "monodosi" preparate, in modo
automatizzato, dalla farmacia dell'ospedale. E' il primo grande ospedale a
tentare questa strada finora percorsa, per motivi organizzativi, solo dai centri
ospedalieri minori.
Testato in due divisioni chirurgiche, la chirurgia vascolare diretta da Domenico
Palombo e la chirurgia plastica di Franco Migliori, il progetto di risk
managment dopo 8 mesi di sperimentazione è in grado di essere esteso a tutto
l'ospedale. Portarlo in tutte le divisioni del San Martino, anzi, è una
necessità. Senza questo progetto, senza il calcolo delle probabilità di rischio
per ogni reparto e ogni unità operativa, i costi di copertura assicurativa
dell'azienda ospedaliera rischiano di lievitare. Enormemente.
Cioè di superare i 3 milioni e 750 mila euro di premio dell'ultimo appalto.
«Cercheremo di promuovere in tutta l'azienda la cultura dell'imparare dai propri
errori, di considerare l'evento avverso o, ancora, l'evento sentinella, come
fonte di apprendimento per evitare il ripetersi delle circostanze che hanno
portato a sbagliare - spiega il direttore generale Gaetano Cosenza - Dobbiamo
far emergere i problemi nascosti e profondi dell'ospedale e su questa base
procedere ad una rimodellazione del processo organizzativo».
Tradotto in pratica significa che le attività (degenza, ambulatori, day
hospital, day surgery e sale operatorie) di tutto l'ospedale saranno esaminate
secondo la metodologia Iso, ovvero stabilendo la catena delle persone
responsabili. A questo si aggiungerà la formazione di 1500 dipendenti (tutti i
coordinatori dell'area infermieristica, tecnica, riabilitativa, ostetrica, tutti
i medici referenti per il sistema della
qualità) e l'introduzione di strumenti che garantiscano la trasparenza e
tracciabilità del percorso assistenziale in tutte le sue fasi, dall'accoglienza
all'assistenza medica e infermieristica fino alle dimissioni.
Percorsi "trasparenti" che riguarderanno soprattutto la gestione dei farmaci,
uno dei punti critici, dove si annidano errori e costi elevati. La prescrizione
e la somministrazione della terapia personalizzata sarà controllata da un
sistema informatico. Il cambio si annuncia epocale. Oggi succede che la farmacia
dell'ospedale invia ai reparti le scatole di farmaci e che la loro
somministrazione ai pazienti e la preparazione delle dosi spetta agli
infermieri. Il futuro, invece, offre prospettive ben diverse:
sarà la farmacia dell'ospedale a preparare quotidianamente le dosi di farmaci
per i 1550 pazienti. Operazione eseguita con speciali "automi", macchine in
grado di preparare le monodosi e, attraverso un sistema informatico, provedere
anche all'identificazione del paziente, noto per nome e cognome, ma soprattutto
per un bracialetto con il codice a barre. «Questa riprogettazione delle modalità
operative abbatterà la riduzione del rischio di errori di prescrizione,
preparazione e somministrazione della terapia - aggiunge Cosenza - ma anche la
spesa farmaceutica». Altro punto a favore del progetto che dovrebbe decollare
entro la fine dell'estate.