Il direttore del nosocomio di Sampierdarena, Ferrando: impossibile accorciare i
tempi se poi la Regione ci contesta le assunzioni
Anche sette mesi di attesa per una visita negli ospedali genovesi
<<La prima visita disponibile con un dietologo? All'Evangelico il 17 novembre.
A seguire: San Martino a metà dicembre, idem a Villa Scassi. Cosa preferisce?».
Margherita, operatore 100 del Cup Liguria, è gentile e cortese anche in questo.
Anche nel dare al paziente che è dall'altra parte del filo la ferale notizia:
quasi 7 mesi di attesa per una visita. «Può sperare in qualche annullo e
richiamarci» aggiunge intuendo la perplessità che riempie il silenzio. E' uno
dei casi, uno dei tanti, di cittadini genovesi alle prese con il sistema
sanitario nazionale. Il progetto di portare a 30 giorni l'attesa massima delle
prestazioni maggiormente significative (le più richieste e diffuse) non sempre è
andato in porto. E la Regione, sull'argomento, è di nuovo sotto scacco. Il
ministero della Salute, nei giorni scorsi, ha chiesto ai carabinieri del Nas di
acquisire la documentazione sulle liste d'attesa. Monitoraggio nazionale,
d'accordo, ma che nell'area metropolitana genovese assume connotati ben più
importanti se si sovrappone, ad esempio, all'ultima crociata di Lionello
Ferrando, direttore generale di Villa Scassi: «Vorrei sapere come facciamo ad
abbattere le liste d'attesa se non possiamo assumere medici e infermieri e se
quando lo facciamo la Regione ci convoca. Mercoledì prossimo i direttori
amministrativi dovranno rispondere di questo».
Al suo quinto giorno da assessore regionale alla sanità Claudio Montaldo rifugge
la mischia. «L'impegno che ci siamo presi è il progressivo contenimento delle
liste d'attesa. Mercoledì finisco il giro di consultazioni con i direttori
generali delle aziende, poi vedrò le rappresentanze sociali e sindacali. E' un
tema importante quello delle liste d'attesa, ma devo ancora lavorare». Ergo, non
esiste la bacchetta magica.
Nei dati, aggiornati ad aprile, del sistema informativo regionale della
specialistica ambulatoriale, i tempi di attesa delle prestazioni significative
(52 tipi) riservano qualche sorpresa. Con una premessa: effettivamente in molti
casi i tempi sono stati ridotti. Ci sono, però, sacche di sofferenza. Esami per
i quali se, ad esempio, si ha l'ambizione di andare in un certo ospedale o
essere visitati da un certo specialista, non resta che mettersi il cuore in pace
ed aspettare. Anche cinque o sei mesi. Per esempio: un'ecografia del capo e del
collo, all'ospedale Galliera, può significare 270 giorni d'attesa; 200 giorni
circa per un'ecografia dei grossi vasi addominali o un ecodoppler agli arti
all'ospedale di Voltri; l'esame sulla densità ossea 210 giorni al Galliera.
Oltre 138 giorni per una visita di chirurgia vascolare al San Martino e più o
meno lo stesso tempo per quella oculistica. L'ecografia della mammella
all'ospedale Evangelico? 134 giorni. E 159 la Moc eseguita al Villa Scassi.
I direttori sanitari si arroccano. «Piano con i dati. In qualche caso i tempi
sono lunghi, ma si tratta sempre di visite od esami ordinari. Per le urgenze si
aspetta al massimo tre giorni» spiega Paolo Capra del San Martino portando ad
esempio i 120 giorni necessari per un'ecografia mammaria: «Al Pammatone ne
facciamo 250 alla settimana di ordinarie, 100 alla settimana di mammarie, oltre
alle urgenze e agli altri accertamenti. Quattro mesi è il tempo di attesa per le
prime visite di pazienti asintomatiche oppure per i controlli che, normalmente,
vengono prenotati con grande anticipo».
Ammette qualche defaillance il direttore sanitario della Asl 3, Eliano Delfino,
elencando i punti deboli del suo sistema ospedaliero: «Le ecografie sono quelle
che ci danno più problemi. E lo stesso accade con i doppler vascolari e le
visite oculistiche». Bisogna anche tenere presente un altro aspetto che in
sanitàè un assioma: quando aumenta l'offerta si genera sempre un aumento di
domanda. Le liste d'attesa vanno spiegate anche così».
Il trend negativo, con qualche aumento praticamente incontenibile nelle liste
d'attesa, preoccupa anche un piccolo ospedale come l'Evangelico. «Le nostre
bestie nere, lo sappiamo, sono le visite di cardiologia e le ecografie.
Cerchiamo di non chiudere mai le liste, di non ricorrere a questi trucchetti -
spiega il direttore sanitario Giorgio Giuseppe Pacelli - ma con i mezzi che
abbiamo siamo alla soglia del miracolo».