Da due mesi è attivo al Galliera un particolare reparto: l’unità di terapia intensiva medica, unico in Liguria sebbene ne esista uno simile a Savona, di supporto al più conosciuto UTIC.
“La medicina Intensiva è un vaso di Pandora che contiene diverse patologie”, spiega Giuliano Lo Pinto,
Direttore del Dipartimento di Medicina e Responsabile della Struttura Complessa di
Medicina Interna, che continua, “Avevamo il paziente acuto stabile accanto a quello che deve fare semplici accertamenti, ricoveri inappropriati accanto a quelli sociali”. L’UTIM vuole invece dare il giusto output a differenti input. I pazienti arrivano dal Ps, dalle chiamate al 118, dal reparto di medicina Generale, da reparti ospedalieri. L’output saranno quindi i differenti reparti ospedalieri o il ritorno a casa.
Alcuni pazienti vengono possono inoltre essere inviati direttamente dal medico
di famiglia. Quando infatti non è necessaria una valutazione da parte del PS è
possibile fare richiesta al numero 010 5634633, in questo modo è
garantita al paziente un'immediata ed efficace assistenza, senza tappe
intermedie.
Per ovviare al problema del ricovero inappropriato, inoltre, è attesa per gennaio l’apertura degli ambulatori per 12 ore al giorno, praticamente un ulteriore day hospital.
Ma chi viene all’UTIM? “Interveniamo su degenti che rendono indispensabile una specifica assistenza medico-infermieristica con lo scopo di aggiungere la stabilizzazione delle funzioni vitali”, spiega Giorgio Leoncini, Responsabile della Unità, che continua, “In poco più di due mesi sono state ricoverate 192 persone con una degenza media di 3,7 giorni e nel 30% dei casi è stato sufficiente il ricovero da noi”.
21 infermieri, attrezzature all'avanguardia, postazioni poliparametriche, ma soprattutto un importante binomio: tecnologia ed umanità.
“Umanità vuol dire un rapporto positivo, fatto di autorevolezza cura e dedizione”, riflette Tarcisio Bertone, Arcivescovadi genova e Presidente del Galliera , “Tecnologie perché i pazienti sono nelle mani di un uomo dedito, anche per vocazione, a curare i malati più gravi. Elementi che ben caratterizzano i reparti del nostro ospedale.”