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Anno II - n°15 - 17.12.2004 Pagine Nazionali
Polveri sottili: i dati della ricerca provincia-università
Circa il 60 % delle polveri sottili, quell'invisibile miscela di molecole solide
e liquide che respiriamo, deriva da traffico, combustioni, attività industriali.
Nell'area urbana genovese la concentrazione di PM10 , pur non evidenziando
situazioni di particolare criticità, non è completamente sotto controllo. Sono
le conclusioni cui giunge l' indagine sulla quantità di " polveri sottili
"presenti nell'aria effettuata dalla Facoltà di Fisica per incarico della
Provincia di Genova che vi ha destinato una borsa di studio di 30.000 euro e che
sono state illustrate questa mattina dal prof Paolo Prati. " La provincia - ha
detto l'assessore Renata Briano - controlla quotidianamente con la sua rete di
11 centraline la qualità dell'aria in relazione ai composti del carbonio, dello
zolfo e dell'azoto. In questi anni abbiamo notato un miglioramento della
situazione anche per quanto riguarda la presenza di benzene e benzoapirene
provocata da una migliore qualità dei carburanti ed efficacia degli scappamenti
dei veicoli. Ci mancava un dato scientifico sulle polveri e per questo abbiamo
incaricato l'università di effettuare questo studio che rivela come la
situazione di Genova sia migliore di quella di altre grandi città ". " Le
conoscenze acquisite - ha aggiunto Paolo Prati - costituiscono il punto di
partenza per una politica di miglioramento della qualità dell'aria. Provincia e
Fisa proseguiranno con ulteriori indagini per ottenere un'analisi esauriente
sulla composizione e le origini delle polveri nonché sulle conseguenze che
provocano alla salute delle persone ". L'indagine ha consentito di appurare che
le polveri sono composte, oltre ché da una parte antropica, anche da una
naturale composta da frammenti di rocce, di fibre e per località marine da
cloruro di sodio. Più sono fini i granuli che compongono il particolato
atmosferico e maggiori sono i danni che provocano all'apparato respiratorio;
essi infatti penetrano più facilmente in bronchi e polmoni riducendo
progressivamente la capacità respiratoria; inoltre intossicano il sangue. La
ricerca dell'università non offre però dati allarmanti. Rispetto alla normativa
europea che fissa a non oltre 40 microgrammi per metro cubo la media annuale di
PM 10 e stabilisce che non possono essere più di 35 all'anno i giorni in cui
viene superato il tetto di 50 , i valori massimi sono stati rilevati a Brignole
e a Cornigliano, dove le giornate oltre i limiti sono state rispettivamente 30
con una media di 41 e 37 con una media di 44, mentre le campionature effettuate
in corso Firenze,a Cogoleto e al passo dei Giovi non rilevano " superi " .
Poiché l'analisi delle polveri consente di scoprirne l'origine e quindi di
intervenire per eliminare le cause, è importante notare che, in una giornata di
sforamento dei valori, le " polveri sottili " di Brignole sono un cocktail di
particelle provenienti dalla normale erosione terrestre ( 20 % ), dal cloruro di
sodio prodotto dal mare ( 10%), dal traffico ( 24%), da composti dello zolfo (
22%) e da altre fonti non individuate ( 24%), mentre a Cornigliano sono
rispettivamente del 23%, 20%, 5%, 18%, 18% cui va aggiunto un 16% proveniente
dall'industria. Risulta dunque che alla quantità di PM10 dà un contributo tra il
10 e il 20 % una sorgente naturale come il mare che manda in atmosfera il
cosiddetto " aerosol marino ", cioè i cristalli di cloruro di sodio prodotti
dall'evaporazione dell'acqua salata. Nei due siti di Brignole e corso Firenze è
stata misurata anche la quantità di PM 1 e Pm2,5, rispettivamente polveri con
dimensioni inferiori a 1 e 2,5 micron, che sono risultati circa il 50% del PM10.
Secondo i più recenti studi questa frazione ultrafine del particolato, non
ancora regolamentata dalla legislazione italiana ed europea, potrebbe essere la
più dannosa per la salute perché capace di penetrare fino al tratto inferiore
dell'apparato respiratorio. Le prossime campagne di rilevamento che provincia e
facoltà di fisica hanno già deciso di effettuare saranno così rivolte a studiare
più accuratamente il fenomeno di queste polveri, oltre a rilevare in altri siti
urbani ed extraurbani la presenza delle PM10, la loro composizione e la loro
origine in modo da promuovere le più opportune azioni di risanamento. Queste pagine sfruttano standard
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