Anno II - n°13 - 04.08.2004 Pagine Liguri

   


 La medicina subacquea e iperbarica a genova: cenni storici


Nel 1938, il professor Francesco Molfino diede vita alla Clinica del Lavoro di Genova e, spinto dalla sua grande passione per il mare, vi costituì un gruppo di ricerca sulla Medicina Subacquea. Molfino si occupava dei cassonisti (operatori subacquei addetti ai lavori in mare) che, in assenza di camere iperbariche, venivano sottoposti a ricompressioni terapeutiche all'interno dei cassoni stessi.
Tuttavia, la vera e propria attività di Medicina Subacquea è iniziata nel 1952 con le ricompressioni terapeutiche di cassonisti e palombari, mediante l'uso di una camera Galeazzi monoposto, poi sostituita da un'altra capace di maggiori pressioni di esercizio.
Damiano Zannini e Giorgio Odaglia furono i due giovani assistenti che svilupparono a Genova la Medicina Subacquea ricomprimendo, curando, istruendo palombari, cassonisti e i primi subacquei che si immergevano con apparecchi respiratori a ossigeno e ad aria. Nel 1956 fu anche messa in funzione la camera multiposto che vedrà in seguito migliaia di trattamenti per un periodo di oltre trent'anni.
A partire dal 1960 si fecero intensi i contatti e le collaborazioni con i subacquei sportivi, in particolare con la scuola di Nervi. I subacquei e i tecnici frequentavano la Medicina del Lavoro, offrendosi come volontari per le sperimentazioni, e i medici partecipavano alle immersioni e ai corsi per i brevetti Federazione Italiana Palombari e Subacquei.
Con l'aumento dei casi di aeroembolismo, fu organizzato un servizio che, grazie alla partecipazione volontaria dei medici, garantiva la possibilità di effettuare ricompressioni terapeutiche urgenti sulle 24 ore.
Nel 1963 ci si rese conto che in ambito nazionale non esistevano medici con una preparazione specifica e certa. L'Università di Genova istituì così, attraverso l'Istituto di Medicina del Lavoro, un corso di Medicina Subacquea per medici. Dal corso, poi ripetuto con successo nel 1964 e 1965, vennero diplomati oltre cento medici, fra cui l'appena laureato Alfredo Bonsignore, futuro direttore dell'Istituto genovese.
Nei primi anni '60 era intanto apparsa nel mondo scientifico e su basi moderne, a fianco della medicina subacquea, la Medicina Iperbarica: ci si era accorti che l’ossigenoterapia praticata all’interno di camere iperbariche poteva essere utile anche per curare malattie diverse dall'incidente disbarico.
La Medicina del Lavoro di Genova fu molto attiva nel campo: già nel 1962 venivano, per la prima volta in Italia, trattate intossicazioni da ossido di carbonio con ottimi risultati. Furono inoltre trattate con successo piaghe e patologie ossee. Venne così delineato un elenco di malattie per cui l'ossigenoterapia iperbarica (OTI) poteva rappresentare un presidio primario o coadiuvante.
Nel 1976 venne fondata la Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI), che per lunghi anni ebbe sede a Genova. Venne pubblicato il Bollettino SIMSI, che poi diventerà la Rivista di Medicina Subacquea e Iperbarica.
Nel 1984, l'Università di Genova affidò al prof. Zannini la cattedra di Medicina Subacquea ed Iperbarica, il cui insegnamento rientrò nel corso integrato di medicina e chirurgia d'urgenza e come insegnamento autonomo nella scuola di specializzazione in Anestesiologia.
Nel 1990 la camera iperbarica genovese venne sostituita da una struttura più moderna di oltre 15 mila litri, con ampi requisiti di sicurezza e meglio accessibile ai pazienti barellati. Con la nuova camera l'attività iperbarica proseguì in crescendo con circa tremila trattamenti all'anno e una intensa attività sperimentale.
Il 3 maggio 2003 si è tenuto a Viareggio un convegno organizzato dalla Historical Diving Society (H.D.S.), sulla storia della medicina subacquea e iperbarica in Italia. La manifestazione è stata indetta anche per conferire un "Award 2003" al genovese professor Damiano Zannini con la seguente motivazione: "Tra gli iniziatori della Medicina Subacquea e Iperbarica in Italia, insieme al professor Molfino nel 1954 ha fondato e diretto il Centro di Medicina Iperbarica presso l'Ospedale San Martino. Ha modificato l'algoritmo haldaniano per il calcolo della decompressione creando il modello attualmente utilizzato nell'attività subacquea industriale, dai corallari e nei computer subacquei ricreativi. Ha studiato accuratamente la fisiopatologia degli incidenti da decompressione neurologici, producendo un efficace schema terapeutico diventato di uso comune".






 


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