Anno II - n°13 - 04.08.2004 Pagine Liguri 

 


Dal DNA artificiale una nuova terapia contro il neuroblastoma


La prestigiosa rivista scientifica Journal of the National Cancer Institute ha pubblicato oggi un importante studio frutto della collaborazione tra i ricercatori dell’Istituto Giannina Gaslini, della Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma e dell’Università canadese dell’Alberta. Lo studio della dr.ssa Chiara Brignole e del dr. Fabio Pastorino è stato coordinato dal dottor Mirco Ponzoni responsabile dell’Unità di Terapie Differenziative del Laboratorio di Oncologia dell’Istituto, diretto dal dottor Vito Pistoia. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione Neuroblastoma, dalla FIRC, dall’AIRC e dal Ministero della Salute, ha approfondito l’approccio terapeutico basato sull’utilizzo dei liposomi come veicoli per la somministrazione di farmaci anti tumorali.
I liposomi consentono, infatti, di trasportare il farmaco al tumore. Il farmaco rimane incapsulato nei liposomi e liberato solo quando raggiunge il bersaglio, in questo modo la sua tossicità per gli altri tessuti dell’organismo è limitata.
La ricerca precedente, condotta in collaborazione con il Dr. Michele Cilli del Servizio Modelli Animali dell’IST di Genova, si basava sul bersagliamento dei vasi sanguigni tumorali, da parte di un chemioterapico rilasciato dai liposomi solo all’interno dei vasi, un metodo che riesce ad “affamare” il tumore privandolo del nutrimento necessario alla sua crescita, attraverso la distruzione dei vasi sanguigni che lo alimentano.
In questo nuovo studio i ricercatori del Gaslini hanno sfruttato la tecnologia dei liposomi come utili “mezzi di trasporto” per approfondire un nuovo approccio terapeutico.
I ricercatori genovesi, attraverso i liposomi, hanno questa volta veicolato alle cellule di neuroblastoma una sequenza artificiale di DNA. Tale sequenza di DNA ha la funzione di bloccare la produzione di una proteina che è essenziale per lo sviluppo delle cellule maligne di Neuroblastoma. La somministrazione di un particolare pezzo di DNA sintetico blocca da un lato la produzione di questa importate proteina, impedendo la crescita del tumore, e dall’altro contemporaneamente provoca l’attivazione di una forte risposta del sistema immunitario che, così sollecitato, contribuisce maggiormente all’uccisione delle cellule tumorali. Questa tecnica potrà avere in futuro interessanti sviluppi terapeutici, grazie al doppio effetto antitumorale che è in grado di provocare.







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