Tumaini, in swahili, significa "Speranza", e ci sono luoghi nel mondo, non tanto lontano da noi, dove la speranza è uno degli ideali per andare avanti, insieme al coraggio e alla forza di volontà.
Tumaini è un piccolo ospedale a Tanga, un paese sulla costa Nord della Tanzania. Grazie al contributo di un giovane genovese, Stefano, vogliamo raccontarvi come si può andare avanti nonostante strutture fatiscenti, condizioni igieniche disastrose e pochissimi strumenti medici, molti dei quali rotti.
Da chi è gestito questo ospedale, dalle missioni o da una organizzazione internazionale?
No, è un ospedale gestito da suore locali, non so di quale ordine siano. Una di loro è biologa e fa da direttrice. Sembrano ben strutturate a livello organizzativo: ci sono alcune suore, infermiere e due dottori. Ma hanno pochissimi strumenti medici, ed i pochi rimasti sono mal funzionanti o completamente rotti.
Che servizi offre Tumaini?
Lo scopo principale del centro è la diagnosi della malaria. In Africa è praticamente impossibile non contrarla, soprattutto se si visitano posti non turistici e ancora "selvaggi".
Può accogliere molti pazienti?
Ricevono una media giornaliera di cinquanta sessanta malati, quasi tutti con la malaria. Non vengono però sempre ricoverati. Per la maggior parte di loro si tratta di un day-hospital, anche perché secondo la cultura locale anche con la malaria si può andare in giro…Restano a casa solo quando proprio non ce la fanno, a causa soprattutto delle vertigini ma comunque il riposo unito ai farmaci adeguati sembra più che sufficiente…Ci sono quattro diversi tipi di malaria i cui sintomi possono variare dai tradizionali a quelli di una comune influenza.
C’è comunque posto a sufficienza per i ricoverati?
Durante il giro che mi è stato fatto fare da una delle religiose, ho notato che pur essendoci molta gente numerose stanze erano vuote, probabilmente perché non adatte al ricovero visto il degrado.
I servizi igienici erano in un condizioni precarie, le pareti scrostate ed i rubinetti per lavarsi completamente incrostati. Probabilmente questo è dovuto anche ad una diversa idea di pulizia…Mi hanno spiegato inoltre che all’uso alcuni “reparti”, come quello di pediatria, vengono riadattati a seconda del numero. Se un giorno ci sono più uomini, diventa il reparto maschile, o viceversa.
Ma c’è da parte dello stato una copertura delle spese mediche ed ospedaliere?
No, i malati devono pagare tutto. Però in questo ospedale cercano di offrire un servizio gratuito. Ma, visto lo stato di degrado di tutta la struttura, non si effettuano le operazioni più complesse, come quelle a cuore aperto. I malati vengono perciò ricoverati altrove. Anche i due medici vanno avanti grazie a donazioni. Comunque l’attività principale è la diagnostica della malaria.
E le suore si occupano di realizzare tutti i controlli?
Sì, c’è un laboratorio nel quale si effettuano gli esami. Prima avevano due microscopi, poi uno è stato rubato e l’altro è rotto. La suora-biologa deve tenere manualmente il vetrino con il campione da analizzare…Potete immaginare come si allungano i tempi per i controlli. Molto spesso viene diagnosticata dai soli sintomi.
Stefano ci mostra il video che ha girato: una piccola stanzetta, con strumenti mal ridotti e pareti scrostate, serve da laboratorio. La suora spiega che al giorno hanno in media cinquanta esami per la malaria, senza contare gli altri per le più disparate patologie come disturbi respiratori o intestinali. Poi mostra come vengono effettuati i controlli, tenendo con attenzione il vetrino con una mano, altrimenti potrebbe cadere all’improvviso. Un’infermiera che è con lei mostra uno schedario compilato manualmente: è l’archivio dei pazienti…Il giorno precedente, racconta, ne sono stati registrati 61, e solo per la malaria…
Immaginate dover ogni volta inserire di nuovo chiunque, senza poter accedere ad un data base né aver alcun supporto informatico!
C’è anche una macchina che serve per la misurazione del tasso di emoglobina, ma è rotta. La suora spiega che viene utilizzata esclusivamente per esercitarsi, ma che quegli esami vengono effettuati altrove.
Altre strumentazioni presenti nella stanza sono un minifrigo, che è l’unico che hanno per tenere in fresco i medicinali, ovviamente dentro ce ne stanno pochissimi.
Ecco allora l’idea di un progetto: Tumaini è diventato anche il nome di Onlus che si occuperà di inviare aiuti a questo ospedale. "Grazie al contributo di amici, tra cui anche un medico, si sta lavorando alla costruzione di un microscopio da inviare a Tanga appena
possibile" spiega Stefano, “Ma c’è ancora molto da fare!”
“Durante il mio viaggio in Africa sono entrato in contatto con altre realtà e vogliamo dare il nostro contribuito a più gente possibile”.
Per maggiori informazioni potete scrivere a stefano.cargiolli@libero.it.