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Genova Anno VI - n°33 - 14.04.2008 Pagine Liguri
Evento Storico: La Regione Liguria apre alla sanità privata Alessandra Costante da il secoloxix.it La Regione Liguria apre la porta alla sanità privata. Notizia che era nell’aria, ma che ieri nel corso del workshop “Mobilità sanitaria: dati e riflessioni”, organizzato dalla sezione sanità di Confindustria, è stata ufficializzata dal presidente della Regione Claudio Burlando e dall’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo.
A differenza della Lombardia, ad esempio, la sanità in Liguria (ad eccezione per riabilitazione e residenze per anziani) è essenzialmente pubblica: il 98,1% dei posti letto sono pubblici, l’1,9% privati; i posti letto per acuti negli ospedali pubblici sono 5.219, nelle case di cura private 43. Le fughe verso le strutture private convenzionate delle regioni vicine, invece, continuano ad essere forti anche dopo l’anno peggiore, il 2005, che costò alla Liguria un saldo negativo di oltre 20 milioni euro: nel 2006 la Regione ha pagato 14 milioni di euro e per il 2007 (i dati non sono ancora ufficiali) pagherà anche qualcosa di più. E questa è la motivazione più forte per un potenziamento delle convenzioni con le strutture private liguri. «Verso il Piemonte e la Lombardia - ha spiegato l’assessore Montaldo - siamo riusciti a porre un argine, ma tra la Spezia e la Toscana è una guerra persa: ogni anno ci sono 221 mila prestazioni extraregionali, praticamente una per ogni abitante. E l’altro fatto grave è che i liguri non emigrano solo per l’alta complessità, ma anche per la media complessità, come gli interventi di ortopedia. D’altro canto i professionisti preferiscono lavorare nel privato, dove guadagnano di più: i concorsi per ortopedici hanno avuto una bassa adesione».
Francesco Berti Riboli, amministratore delegato di Villa Montallegro Spa e presidente della sezione sanità di Confindustria è guardingo: «Ci sono poche strutture private in Liguria e quelle che ci sono non vengono convenzionate. Oggi i pazienti anche per superare le lunghe liste di attesa si rivolgono sempre di più al privato recandosi nelle altre regioni molte più attrezzate al riguardo». Alla richiesta di prestazioni di qualità, le strutture della sanità privata risponderanno a breve con un piano articolato, anche economico. «Noi siamo in grado di fare tutto e lo abbiamo già dimostrato perché al progetto di abbattimento delle liste d’attesa per le sette prestazioni più richieste (Tac, Risonanza, ecografia, ecocolordoppler e le visite cardiologiche, oculistiche e ortopediche, ndr) abbiamo collaborato anche noi - prosegue Berti Riboli - Le nostre case di cura e i nostri poliambulatorio non hanno nulla da invidiare a quelli delle altre regioni».
E qui subentra il discorso qualità. «Il grosso problema è che al
privato non si chiede una garanzia, una fideiussione sulla qualità -
conclude Berti Riboli - ma questa è necessaria. Certo che la Regione,
però, non impiegare sette mesi per completare le procedure di
accreditamento come sta accadendo con Villa Sant’Anna».
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