E’
stata presentata mercoledì alla stampa la nascita di un nuovo “Club
degli Alcolisti in Trattamento” che, per decisione della Direzione
Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova,
verrà aperto all’interno della Unità Operativa di Alcologia.
L’iniziativa, prima in Italia all’interno di una struttura ospedaliera,
riveste particolare importanza. Infatti, fino ad oggi, le Associazioni
di auto-mutuo-aiuto mai avevano accettato di inserirsi organicamente in
strutture sanitarie convenzionali, al fine di evitare qualsiasi tipo di
possibilità di condizionamento.
Hanno partecipato alla conferenza stampa il dottor Giovanni Orengo,
direttore sanitario, la dottoressa Alessandra Morando, direttore
di Presidio, il dottor Gianni Testino, direttore della U.O. di
Alcologia del San Martino e il dottor Gabriele Sorrenti,
presidente della ARCAT Liguria (Associazione Regionale Club Alcolisti in
Trattamento).
Il Club verrà poi presentato alla comunità medico-scientifica
nell’ambito del convegno “Alcol e Trapianti”, in programma venerdì 20
giugno, presso il Castello Simon Boccanegra del San Martino.
Le Associazioni liguri, grazie a risultati terapeutici di tutto rilievo,
hanno consolidato nel tempo un proficuo rapporto fiduciario – sia
professionale sia umano - con il San Martino. Da tale rapporto è
scaturita la volontà della “Associazione Ligure Alcolisti in
Trattamento” di far nascere un nuovo Club, “fisicamente” all’interno del
San Martno.
Ciò consentirà un ulteriore miglioramento dei risultati terapeutici, in
quanto viene ad essere completata l’attività multidisciplinare in un
solo centro, attraverso l’integrazione con il territorio e con gli
operatori socio-sanitari che convergono sul paziente e sulle famiglie.
Basti pensare che la percentuale di successo, oggi, è mediamente del 30
per cento se l’alcolista si sottopone solo a cure mediche, mentre
raggiunge l’80 per cento quando a l percorso terapeutico medico si
aggiunge l’intervento delle Associazioni.
Patologia alcol correlata e ruolo delle Associazioni nel percorso
terapautico
Il percorso terapeutico nella cura dell’alcolismo prevede:
terapia disintossicante
terapia delle malattie associate alcol correlate
miglioramento nutrizionale
valutazione psicologica/ psichiatrica
valutazione neurologica,
RAGGIUNGIMENTO DELLA MOTIVAZIONE ALL’ASTENSIONE, che rappresenta il
primo vero e concreto passo verso la guarigione.
Elemento fondamentale per il raggiungimento dell’astensione è proprio
l’attività delle Associazioni.
Le Associazioni, quindi, sono parte integrante del percorso
assistenziale-terapeutico.
Nella esperienza della U.O. di Alcologia e Patologie Correlate del San
Martino e’ stato dimostrato come il raggiungimento dell’astensione si
ottenga ad un anno nel 30% dei casi se nel pecorso terapeutico non viene
inserita l’attivita’ dell’Associazione.
Si raggiunge invece l’astensione nel 90% dei casi se tale attivita’
viene inserita.
E’ stato stimato a livello nazionale come l’attivita’ delle Associazioni
riduca del 50% i ricoveri ospedalieri e come consenta una riduzione del
20% dei trapianti di fegato (Societa’ Italiana di Alcologia).
Le Associazioni di Volontariato
“Club degli Alcolisti in Trattamento”
Associazione diffusa organicamente su tutto il territorio nazionale e in
Liguria, i cui associati sono “visibili”.
Da questa associazione l’alcolismo e’ visto come un’alterazione dello
stile di vita
e prevede come risoluzione fondamentale della patologia “l’approccio
ecologico-sociale”.
“Alcolisti Anonimi”
Associazione diffusa su tutto il territorio nazionale e regionale, mai
cui associati restano volontariamente, appunto, “anonimi”.
Dagli Alcolosti Anonimi l’alcolismo è visto come una malattia.
Il raggiungimento dell’obbiettivo-astensione dall’alcol prevede un
percorso spirituale definito “Il percorso dei 12 passi”.
Alcol e Trapianto, alcuni dati significativi
In talia L’80% delle malattie del fegato sono causate da alcol e epatite
C
In circa il 50% dei casi vi e’ un associazione dei due fattori
Il 35% dei trapianti in Italia e’ causato direttamente o in associazione
ad altri fattori all’uso di Alcol
Negli anni 2000-2005 in Liguria vi e’ stato un incremento significativo
dei trapianti di fegato per alcol con una concomitante riduzione dell’eta’
media
E’ un problema non solo degli Alcolisti (soggetti dipendenti dall’uso di
alcol), ma anche dei “moderati bevitori”: vi sono alterazioni genetiche,
infatti, che possono favorire la cirrosi o il cancro del fegato anche
con dosaggi modesti
Con una diagnosi precoce attraverso l’uso di adeguati strumenti si puo’
prevedere il rischio di ospedalizzazione di cirrosi e, quindi, evitare
il successivo trapianto
Problemi etici ad oggi non ancora completamente risolti che verrano
affrontati nel corso del Convegno “Alcol e Trapianti” (venerdì 20
giugno)
E’ giusto o no offrire un fegato nuovo ad un soggetto che spontaneamente
ha utilizzato una sostanza tossica come l’alcol (indipendentemente dal
tipo di bevanda: vino, superalcolico, birra, etc)?
In casi di condizioni particolarmente gravi con una prognosi poco
favorevole e’ giusto, soprattutto in un soggetto giovane, negargli la
possibilita’di poter sopravvivere?
Se si decide di sottoporre il paziente a trapianto quale deve essere il
periodo di astensione ?
Puo’ una attivita’ epatologica ed alcologica moderna recuperare i
pazienti dal punto di vista psicologico e motivazionale (anche
utilizzando le Associazioni) restituendo alla comunita’ persone
completamente recuperate non solo dal punto di vista fisico, ma anche
psicologico-comportamentale?