Genova Anno V - n°30 - 01.10.2007 Pagine Liguri

 del 17/12/2007

 

Scandalo concorsi, medici in rivolta 


a firma di Marco Menduni e Ferruccio Sansa
dal Secoloxix.it del 17 Dicembre 2007

La polemica scatenata da Edoardo Berti Riboli, presidente della Società Ligure di Chirurgia trova le prime conferme

«La politica invade molto spesso il campo della medicina. In teoria la selezione dei professionisti destinati agli incarichi di maggiore responsabilità dovrebbe prescindere da “valori aggiunti”. Dovrebbe contare soltanto il merito. Ma credere che vada davvero così è un pio pensiero». È l’opinione del professor Alberto Marmont. Non una persona qualunque, ma uno dei padri dell’ematologia. Un nome al di fuori (anzi, al di sopra) di qualsiasi manovra politica. Un medico genovese noto in tutto il mondo. Marmont non vuole entrare nella polemica di questi giorni: la nomina dei primari senza concorso. O con concorsi non sempre trasparenti. Però tra i medici liguri sta scoppiando una vera e propria rivolta.

Decine i messaggi e le telefonate che giungono al Secolo XIX. Ma il caso è ormai nazionale, con le associazioni di categoria che dopo l’inchiesta del nostro giornale chiedono concordi una nuova legge per concorsi più trasparenti. Senza l’invadenza della politica.

Stefano Biasioli, segretario nazionale del Cimo (Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri) spara ad alzo zero contro il sistema vigente: «Gli scandali sono due: il primo è quello dei concorsi. Una terna di esaminatori propone tre nomi per il posto di primario. Senza alcun punteggio. Il direttore generale dovrebbe assumere fra questi tre, ma può anche scegliere qualcun altro. Basta che la scelta sia motivata. E spesso sono motivazioni ridicole. Ma che concorso è?», si chiede Biasioli. Aggiunge: «Con questo sistema anche chi è escluso non ha alcun modo di fare ricorso, perché non esistono né punteggi, né graduatorie».

Il secondo scandalo
C’è di più: «L’altro scandalo, che libera perfino dall’incomodo di questi “concorsi” è proprio l’articolo 15 septies di cui ha parlato Il Secolo XIX. Praticamente il direttore generale con una “pacca sulla spalla” dà il posto a chi vuole. A questo punto - spiega Biasioli - io penso che in Italia non esista più un posto di responsabilità attribuito per meriti non politici. In tutta Italia non serve nemmeno la telefonata del presidente della Regione, ma basta quella di un segretario di partito che sostiene la maggioranza regionale per sistemare le cose». Ma non sono soltanto i sindacati. Il malcontento ormai dilaga. I casi di nomine politiche vengono alla luce. Del resto già due settimane fa, il sito www.polis-savona, vicino al centrosinistra, aveva raccolto lo sfogo di molti medici. Nomi di prima grandezza, liguri e non solo. Si parlava di «concorsi con un candidato solo», «di valutazioni di professionalità ormai diventate opzionali». A rischio, ovviamente, dei pazienti.

Esami “formalità”
Scrive su “Polis-Savona” il dottor Giorgio Menardo, direttore del dipartimento di Scienze mediche e direttore dell’Unità operativa di Medicina interna e gastroenterologia dell’ospedale San Paolo: «Quando si parla di Sanità la gente si preoccupa molto dei ticket, delle code al pronto soccorso, dei tempi di attesa per visite ed esami, della qualità del cibo e del comfort alberghiero degli ospedali, ma quasi mai nessuno si preoccupa dei criteri con i quali vengono scelti i medici ai quali sono affidati compiti di grande responsabilità come i Primari degli ospedali».

Il concorso? «Non si tratta di un esame - scrive Menardo - ma di una formalità che nella stragrande maggioranza dei casi si conclude con la dichiarazione che tutti i concorrenti sono idonei a ricoprire quel posto lasciando al Direttore Generale carta bianca per scegliere chi vuole». E Menardo racconta lo sconcertante caso della Asl di Savona: «Ultimamente sono stati ricoperti tre importanti posti di primario: i concorrenti che si sono presentati alla selezione in due casi erano uno solo ed in un caso due». Ma a intervenire sono anche medici di altre regioni.

Scrive Ido Iori, primario Medico all’Ospedale di Reggio Emilia che ha ricoperto l’incarico di Presidente Nazionale della Fadoi (l’associazione dei medici internisti ospedalieri): «Se le decisioni gestionali e programmatorie rimarranno ancorate ad equilibri più d’ordine locale ed alle relazioni di carattere personale il nostro Servizio Sanitario Nazionale continuerà a vedere la programmazione come una lontana speranza, continuerà a perdere o a sottoutilizzare le competenze e le sue strategiche potenzialità».

«Conta il clan»
Francesco Indiveri, professore di medicina interna del Dimi (Dipartimento di Medicina Interna) è durissimo. E scrive: «L’osservazione che la valutazione della professionalità è diventata opzionale nella Società che, ahimè, abbiamo costruita è un dato di fatto. In ambito sanitario questo fenomeno si associa spesso al fatto che la competenza professionale venga posposta all’appartenenza a clan o alla accondiscendenza verso il potente di turno. Questo stato di cose si ripercuote sull’efficienza dei servizi e, soprattutto, determina una stagnazione culturale asfissiante». Insomma, sembra dire Indiveri, alla fine a rimetterci sono i pazienti, oltre ai medici meritevoli. Ma il direttore del Dimi descrive impietosamente anche il clima della sanità locale: «Assistiamo alla selezione di soggetti che nascono, crescono e si pensionano nello stesso ospedale o, al massimo, a quello dell’altro angolo della strada senza alcuna possibilità che l’innesco di persone provenienti da esperienze culturali e professionali diverse generi curiosità scientifica e crescita professionale».

A firma di Marco Menduni e Ferruccio Sansa
dal Secoloxix.it del 17 Dicembre 2007


 






  

 


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