Genova Anno V - n°30 - 01.10.2007 Pagine Liguri

 del 16/11/2007

 

"La Giostra: gli obiettivi di riabilitazione e integrazione sociale 


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

La casa-famiglia “La Giostra” è la risposta concreta che l’Istituto David Chiossone vuole dare al problema del “dopo di noi”, sempre più sentito a livello nazionale per tutti i pluridisabili giovani e adulti: non potendo vivere da soli, perché non autonomi e non autosufficienti, si pone l’urgenza assisterli durante l’invecchiamento e dopo la scomparsa dei genitori.
Solo sul territorio della provincia di Genova si calcola che attualmente ci siano almeno 250/300 disabili gravi ad alto rischio di abbandono.

L’Istituto David Chiossone si propone quindi come fondamentale risorsa del territorio ligure, che nel giro di pochi anni dovrà dare risposte globali e integrate con i servizi del settore socio-sanitario alle famiglie che a causa dell’invecchiamento non sono più in grado di accudire i giovani adulti pluridisabili gravi.

L’obiettivo della Residenza Sanitaria Assistenziale “La Giostra” è quindi quello di ricreare una situazione di accoglienza in cui l’ospite trovi la dimensione relazionale-affettiva e l’organizzazione della vita quotidiana che è solito vivere nell’ambito della propria famiglia.
La dimensione della quotidianità familiare è accompagnata da una serie di attività e di impegni di riabilitazione, di laboratorio creativo, di socializzazione e di attività fisica che consentono una condizione di vita il più possibile integrata con la realtà.

Da qui deriva la scelta di ubicare la residenza nel centro cittadino, integrandola operativamente con il già funzionante Centro Diurno “La Giostra dei Laboratori”, in modo da evitare, nel tempo, l’inevitabile “chiusura” degli ospiti che saranno accolti in via definitiva nella casa-famiglia.
Tale impostazione è indicata nelle norme vigenti e trova conforto dalla lunga esperienza dell’Istituto Chiossone nell’accompagnamento e nell’inserimento nella società civile e nel mercato del lavoro dei ciechi e degli ipovedenti.

L’organizzazione della struttura è impostata perché la vita comunitaria rispetti la dimensione di relazioni individuali e familiari, ma al contempo consenta di sviluppare, sotto il profilo riabilitativo, educativo e sociale, tutte le potenzialità delle persone ospitate.

I disabili ospitati presentano caratteristiche di forte o totale mancanza di autonomia e la necessità, spesso, di un rapporto operatore-ospite tendenti a uno a uno. Sono impossibilitati ad accedere alla vita lavorativa, hanno irreversibili patologie e presentano sempre più disabilità: sensoriali, mentali, fisiche.
Il coinvolgimento di operatori di diversi profili e formazione, neuropsichiatri, educatori, infermieri professionali, personale di assistenza, riabilitatori della vita quotidiana, psicomotricisti, arte terapeuti, musicoterapisti, psicologi, mira da orientare la vita quotidiana nella direzione dello sviluppo della massima autonomia personale e di gruppo. Nel rispetto della dimensione individuale, relazionale, affettiva ed espressiva, pur vivendo in una dimensione comunitaria.

Sono previsti laboratori di musica, di espressione artistica, di giardinaggio, di ceramica, di gestione della vita quotidiana, che coinvolgeranno gli ospiti a partire dalle loro competenze e predisposizioni.
Sotto questo profilo è fondamentale il rapporto e la funzione dei familiari e della realtà esterna per integrare la quotidianità dei residenti con l’attività del centro diurno.

Oltre a ridurre l’effetto di gruppo chiuso, l’integrazione con il centro diurno consentirà di operare con maggiore flessibilità nella costituzione dei gruppi di lavoro, siano essi riabilitativi o di socializzazione, gestendo così le omogeneità cognitive e anagrafiche delle persone.
Il gruppo operatori del diurno si integrerà con quello della residenza, nel rispetto dei rapporti operatori-ospiti e per figure professionali previsti per legge per entrambe le strutture.

Questa organizzazione sembra meglio sostenere la variabilità degli ospiti che potranno essere ricoverati sia in urgenza, sia per periodi di sollievo della famiglia, sia in fase definitiva sia per salvaguardare i livelli minimi di autonomia dai familiari quando le condizioni socio-ambientali e individuali ne individuino la necessità.

 

 






  

 


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