Sabato 20 ottobre
ore 9.00
Palazzo del Principe , Villa di Andrea Doria
Piazza del Principe, 4 – Genova
Il Congresso del 20 ottobre, il secondo negli oltre 60 anni di vita di
Manageritalia Genova (Associazione dirigenti, quadri e professional del
terziario della Liguria), coinvolgerà rappresentanti delle istituzioni
locali e tanti dei 1.500 manager associati. Si dibatterà dell’attuale
momento storico nel quale i manager sono interessati da notevoli
cambiamenti nei percorsi di carriera, da una forte flessibilità e
precarietà del ruolo e da un crescente contributo allo sviluppo e nella
competitività delle imprese e dell’economia. Si parlerà anche del
welfare pubblico e privato dei manager e delle prospettive future.
Spunto per i lavori congressuali saranno anche i risultati dell’indagine
che Manageritalia ha affidato ad Astra Ricerche per capire chi sono e
come sono i dirigenti privati italiani per liguri e genovesi.
Esce dalla ricerca un quadro fatto di luci e ombre, che riconosce ai
dirigenti privati modernità e innovazione (45%), competenza e
professionalità (44%), razionalità e organizzazione (41%), utilità e
contributo allo sviluppo (29%), serietà e affidabilità (27%). Poco sotto
la sufficienza e pari a 5,6 è il giudizio espresso sui dirigenti privati
dagli intervistati, con un voto da 1 a 10, come a scuola.
Non per tutti però è così! C’è chi li ritiene coloro che gestiscono
organizzano e fanno funzionare le aziende (49%), responsabili di
strategie e risultati aziendali (34%), professionisti competenti e
specializzati che aiutano lo sviluppo delle imprese (28%), collaboratori
preziosi dell’imprenditore (27%), ma anche chi li vede come dei
privilegiati strapagati e costosi (32%). Proprio per questo i dirigenti
privati in alcuni suscitano ammirazione (19%) e stima (18%) e in altri
indifferenza (44%), ostilità (8%)e invidia (5%).
Più lontano dalla realtà e stereotipato è il dirigente presente
nell’immaginario collettivo e soprattutto il suo reddito. Infatti, quali
manager delle aziende private più validi e rappresentativi sono citati
nell’ordine: Montezemolo (21%), Marchionne (10%), Tronchetti Provera
(9%), Briatore (8%). Insomma, tra i primi 4 troviamo tre imprenditori
più che dei manager. Lo stesso Marchionne - unico vero manager, seppure
top, dei quattro e fresco della non facile impresa di risanare e far
risplendere la Fiat - viene offuscato da questa confusione di ruoli che
la dice lunga sul vissuto che liguri e genovesi hanno dei dirigenti.
Ancor più allarmante è il fattore “soldi”. Si ritiene, forse anche
perché fuorviati da modelli quali quelli sopra, che i dirigenti
guadagnino in media più di 400.000 euro netti all’anno. Niente di più
falso, visto che il reddito medio annuo netto dei dirigenti privati è in
realtà di 55.000 euro. Un ottavo di quanto ipotizzato dagli
intervistati.
<<Insomma - commenta Maurizio Panariello Presidente di Manageritalia
Genova - che gli abitanti di una regione e una città dove i dirigenti
sono scarsamente presenti e conosciuti, pur avendo un ruolo importante
per lo sviluppo economico e sociale, abbiano un’immagine così distante
dalla realtà la dice lunga sull’ignoranza che c’è intorno a questa
figura.
Oggi i manager italiani - dirigenti, quadri e professional - sono
dibattuti tra il luogo comune che li identifica tutti come “percettori
di stipendi d’oro” e uno Stato che li ha colpiti a più riprese con
inasprimenti fiscali e diminuzione o mancata copertura del welfare
pubblico, che peraltro pagano e salato.
Invece, il dirigente medio - che ha circa 45 anni e famiglia con figli -
si assume rischi e responsabilità di rilievo e guadagna in media 100.000
euro lordi all’anno (55mila euro netti). Insomma, non siamo certo
nababbi e soprattutto siamo attori importanti che contribuiscono in modo
significativo alla competitività delle aziende e allo sviluppo economico
del paese.
Certo, c’è tanto da fare per far emergere quella parte di giudizio
positivo su competenza e contributo allo sviluppo che gli intervistati
riconoscono ai dirigenti e soprattutto per correggere quella
stereotipata credenza che i dirigenti sono solo e tutti quelli che vanno
sulle pagine dei giornali e guadagnano centinaia di migliaia o milioni
di euro. Questo, va fatto per dare al nostro territorio una realistica
immagine del dirigente privato e quindi la possibilità di sfruttare al
meglio la leva manageriale per crescere, svilupparsi e competere al
meglio sui mercati internazionali.
Infatti, oggi in Liguria e in Italia soffriamo di una scarsissima
cultura e presenza manageriale nell’economia. Basti pensare che su
180.000 dirigenti che operano nel settore privato in Italia il 74,3%
opera al nord, il 20,5% al centro e solo il 5,2% nel Mezzogiorno (il 43%
in Lombardia, il 14% nel Lazio, il 10% in Piemonte, 4,2% in Toscana e
solo il 2,4% in Liguria). A livello di province per numero di dirigenti
privati svetta sempre Milano (33% del totale), su Roma (14%), Torino
(8%), Genova (2,1%). Uno svantaggio manageriale ancor più marcato nel
terziario, il settore trainante e più dinamico delle moderne economie
che, a detta di tutti, dovrebbe essere il naturale motore dello sviluppo
del paese. Qui l’81,7% dei dirigenti opera al nord (61% Lombardia, 6%
Piemonte, 3,2% Liguria), il 15,6 al centro (11% Lazio, Toscana 2,4%) e
solo il 2,7% al sud.
Un deficit di cultura e presenza manageriale nell’economia che ci vede
svantaggiati rispetto ai nostri più diretti concorrenti, visto che i
dirigenti privati sono circa l’1,5% del totale dei lavoratori dipendenti
in Italia, contro il 3% di Francia e Germania e il 6% del RegnoUnito. E
altrettanto vale anche per i quadri.
Insomma, oggi il management - chiude Panariello - è una risorsa
fondamentale che l’Italia deve mettere in campo appieno per lo sviluppo
di tutto il paese e soprattutto del Mezzogiorno. Su questo ormai tutti
concordano, lo ha sottolineato recentemente anche il governatore della
Banca d’Italia Mario Draghi dicendo che la variabile manageriale ha
giocato un ruolo chiave nella recente ripresa economica che, guarda
caso, ha interessato soprattutto alcune imprese e aree del nord del
paese. Da qui dobbiamo partire per affrontare i temi del nostro
Congresso: i cambiamenti nei percorsi di carriera manageriali, la forte
flessibilità e precarietà del ruolo e il crescente contributo allo
sviluppo e alla competitività delle imprese e dell’economia. Parleremo
anche del welfare pubblico e privato dei manager e delle prospettive
future.>>