Genova Anno V - n°30 - 01.10.2007 Pagine Liguri

 del 17/10/2007

 

Come i liguri e genovesi vedono i dirigenti privati  


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Sabato 20 ottobre

ore 9.00

Palazzo del Principe , Villa di Andrea Doria

 Piazza del Principe, 4 – Genova
 

Il Congresso del 20 ottobre, il secondo negli oltre 60 anni di vita di Manageritalia Genova (Associazione dirigenti, quadri e professional del terziario della Liguria), coinvolgerà rappresentanti delle istituzioni locali e tanti dei 1.500 manager associati. Si dibatterà dell’attuale momento storico nel quale i manager sono interessati da notevoli cambiamenti nei percorsi di carriera, da una forte flessibilità e precarietà del ruolo e da un crescente contributo allo sviluppo e nella competitività delle imprese e dell’economia. Si parlerà anche del welfare pubblico e privato dei manager e delle prospettive future.


Spunto per i lavori congressuali saranno anche i risultati dell’indagine che Manageritalia ha affidato ad Astra Ricerche per capire chi sono e come sono i  dirigenti privati italiani per liguri e genovesi.


Esce dalla ricerca un quadro fatto di luci e ombre, che riconosce ai dirigenti privati modernità e innovazione (45%), competenza e professionalità (44%), razionalità e organizzazione (41%), utilità e contributo allo sviluppo (29%), serietà e affidabilità (27%). Poco sotto la sufficienza e pari a 5,6 è il giudizio espresso sui dirigenti privati dagli intervistati, con un voto da 1 a 10, come a scuola.


Non per tutti però è così! C’è chi li ritiene coloro che gestiscono organizzano e fanno funzionare le aziende (49%), responsabili di strategie e risultati aziendali (34%), professionisti competenti e specializzati che aiutano lo sviluppo delle imprese (28%), collaboratori preziosi dell’imprenditore (27%), ma anche chi li vede come dei privilegiati strapagati e costosi (32%). Proprio per questo i dirigenti privati in alcuni suscitano ammirazione (19%) e stima (18%) e in altri indifferenza (44%), ostilità (8%)e invidia (5%).


Più lontano dalla realtà e stereotipato è il dirigente presente nell’immaginario collettivo e soprattutto il suo reddito. Infatti, quali manager delle aziende private più validi e rappresentativi sono citati nell’ordine: Montezemolo (21%), Marchionne (10%), Tronchetti Provera (9%), Briatore (8%). Insomma, tra i primi 4 troviamo tre imprenditori più che dei manager. Lo stesso Marchionne - unico vero manager, seppure top, dei quattro e fresco della non facile impresa di risanare e far risplendere la Fiat - viene offuscato da questa confusione di ruoli che la dice lunga sul vissuto che liguri e genovesi hanno dei dirigenti. Ancor più allarmante è il fattore “soldi”. Si ritiene, forse anche perché fuorviati da modelli quali quelli sopra, che i dirigenti guadagnino in media più di 400.000 euro netti all’anno. Niente di più falso, visto che il reddito medio annuo netto dei dirigenti privati è in realtà di 55.000 euro. Un ottavo di quanto ipotizzato dagli intervistati.


<<Insomma - commenta Maurizio Panariello Presidente di Manageritalia Genova - che gli abitanti di una regione e una città dove i dirigenti sono scarsamente presenti e conosciuti, pur avendo un ruolo importante per lo sviluppo economico e sociale, abbiano un’immagine così distante dalla realtà la dice lunga sull’ignoranza che c’è intorno a questa figura.
Oggi i manager italiani - dirigenti, quadri e professional - sono dibattuti tra il luogo comune che li identifica tutti come “percettori di stipendi d’oro” e uno Stato che li ha colpiti a più riprese con inasprimenti fiscali e diminuzione o mancata copertura del welfare pubblico, che peraltro pagano e salato.
Invece, il dirigente medio - che ha circa 45 anni e famiglia con figli - si assume rischi e responsabilità di rilievo e guadagna in media 100.000 euro lordi all’anno (55mila euro netti). Insomma, non siamo certo nababbi e soprattutto siamo attori importanti che contribuiscono in modo significativo alla competitività delle aziende e allo sviluppo economico del paese.
Certo, c’è tanto da fare per far emergere quella parte di giudizio positivo su competenza e contributo allo sviluppo che gli intervistati riconoscono ai dirigenti e soprattutto per correggere quella stereotipata credenza che i dirigenti sono solo e tutti quelli che vanno sulle pagine dei giornali e guadagnano centinaia di migliaia o milioni di euro. Questo, va fatto per dare al nostro territorio una realistica immagine del dirigente privato e quindi la possibilità di sfruttare al meglio la leva manageriale per crescere, svilupparsi e competere al meglio sui mercati internazionali.


Infatti, oggi in Liguria e in Italia soffriamo di una scarsissima cultura e presenza manageriale nell’economia. Basti pensare che su 180.000 dirigenti che operano nel settore privato in Italia il 74,3% opera al nord, il 20,5% al centro e solo il 5,2% nel Mezzogiorno (il 43% in Lombardia, il 14% nel Lazio, il 10% in Piemonte, 4,2% in Toscana e solo il 2,4% in Liguria). A livello di province per numero di dirigenti privati svetta sempre Milano (33% del totale), su Roma (14%), Torino (8%), Genova (2,1%). Uno svantaggio manageriale ancor più marcato nel terziario, il settore trainante e più dinamico delle moderne economie che, a detta di tutti, dovrebbe essere il naturale motore dello sviluppo del paese. Qui l’81,7% dei dirigenti opera al nord (61% Lombardia, 6% Piemonte, 3,2% Liguria), il 15,6 al centro (11% Lazio, Toscana 2,4%) e solo il 2,7% al sud.


Un deficit di cultura e presenza manageriale nell’economia che ci vede svantaggiati rispetto ai nostri più diretti concorrenti, visto che i dirigenti privati sono circa l’1,5% del totale dei lavoratori dipendenti in Italia, contro il 3% di Francia e Germania e il 6% del RegnoUnito. E altrettanto vale anche per i quadri.
Insomma, oggi il management - chiude Panariello - è una risorsa fondamentale che l’Italia deve mettere in campo appieno per lo sviluppo di tutto il paese e soprattutto del Mezzogiorno. Su questo ormai tutti concordano, lo ha sottolineato recentemente anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi dicendo che la variabile manageriale ha giocato un ruolo chiave nella recente ripresa economica che, guarda caso, ha interessato soprattutto alcune imprese e aree del nord del paese. Da qui dobbiamo partire per affrontare i temi del nostro Congresso: i cambiamenti nei percorsi di carriera manageriali, la forte flessibilità e precarietà del ruolo e il crescente contributo allo sviluppo e alla competitività delle imprese e dell’economia. Parleremo anche del welfare pubblico e privato dei manager e delle prospettive future.>>


 






  

 


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