L’impegno del Rotary Club e del Galliera per la cura della Thalassemia
in Marocco
Giovedì 28 Giugno alle ore 11.00
Presentazione del Progetto promosso dal Rotary Genova Nord e
dall’Ospedale Galliera
Importante appuntamento il prossimo 28 Giugno, ore 11.00, al Salone
Congressi dell’Ospedale Galliera, per la presentazione del progetto
“Costituzione a Rabat (Marocco) di un centro di eccellenza per la
prevenzione e la cura della Thalassemia”, promosso dal Rotary Club
Genova Nord in collaborazione con il “Centro della Microcitemia e delle
Anemie Congenite dell’Ospedale Galliera” e con il Rotary “Rabat Chellah”.
L’incontro, moderato da Mario Paternostro, si aprirà con i saluti di
Adriano Lagostena (Direttore Generale E.O. Ospedali Galliera), Aberrahim
Bendaoud (Console Generale del Marocco a Torino) e Gino Montalcini
(Governatore Rotary Club Distretto 2030).
Seguiranno gli interventi di: Paolo Gardino (Rotary Club Genova Nord)
sul tema “Thalassemia in Marocco: il Rotary costruisce un ponte tra
Genova e Rabat”; di seguito Gian Luca Forni (Dirigente S.S.D.
Microcitemia – Ospedale Galliera) tratterà il tema “L’esperienza
dell’approccio globale al problema thalassemia”; infine, Loris Brunetta
(Presidente dell’Associazione Thalassemici Liguria) parlerà di “La
solidarietà nei fatti”.
La genesi del Progetto
La thalassemia è una malattia dalla quale in Italia si guarisce (o con
la quale si può convivere indefinitamente con una buona qualità della
vita), ma ha il 100% di mortalità in un paese vicino come il Marocco.
Tre anni fa il Rotary Club Genova Nord ha iniziato per caso ad assistere
un bambino, Ayoub, arrivato in Italia con un viaggio della speranza,
portato da una “madre courage” Samira, una giovane di 26 anni che non si
voleva arrendere al fatto che Ayoub, allora di 10 anni, fosse condannato
a morte. Samira ha avuto ragione. Ha saputo trovare gli aiuti giusti: Il
Rotary ha portato Ayoub per le cure necessarie al Centro di Microcitemia
dell’Ospedale Galliera di Genova, che è un centro di eccellenza a
livello nazionale nella prevenzione e nella cura della talassemia, e da
allora Ayoub è cresciuto. Ora va a scuola e gioca perfino al pallone con
i coetanei. Ha appesa dietro al letto la maglia di Totti e sogna di
divenire un giocatore di calcio.
Ma il Rotary ha scoperto in questo modo che tutti i coetanei di Ayoub in
una analoga situazione, e sono migliaia in Marocco, sono condannati a
morte. Da questa scoperta è nato un progetto, per aiutare “tutti” i
bambini del paese irrimediabilmente segnati da questa malattia. Il
progetto è stato preparato nel corso di due anni con l’indispensabile
collaborazione con il Centro di microcitemia di Genova, con un ospedale
in Marocco e con stretti contatti con il Rotary di Rabat e con gli altri
Rotary clubs genovesi.
Il progetto, è stato recentemente approvato dalla Rotary Foundation che
lo ha incluso tra i progetti 3H, i più importanti e complessi. La Rotary
Foundation ha finanziato nel corso di 30 anni la vaccinazione di 2
miliardi di bambini contro la poliomielite. Ora ha dato la massima
priorità a questo progetto, assegnandogli appunto la sigla 3H (Health,
Hunger, Humanity) e stanziando circa 250.000 dollari per il progetto.
Altri 150.000 sono messi dai Rotary genovesi, per un totale di 400.000
dollari. In questo modo, in 4 anni, si creerà un Centro di Eccellenza
per la cura della malattia a Rabat, grazie alla collaborazione tra il
Galliera e l’Ospedale Pediatrico di Rabat. Inoltre si contatteranno
150.000 ragazzi per spiegare cosa è la thalassemia, ed avviare un
processo di prevenzione. Si faranno 15.000 test del sangue per
identificare i portatori sani della malattia, e si conta infine di
sottoporre a terapia tutti i bambini in cura in questo momento a Rabat,
una sessantina. Tutto questo attraverso l'impegno dei medici del
Galliera, del Rotary e all'attività del nuovo Centro. L'Ospedale
Galliera tramite le sue strutture specializzate curerà la formazione del
personale medico e in collaborazione con le autorità sanitarie del
Marocco e dei media locali verrà programmata una campagna di
informazione e prevenzione della malattia presso la popolazione di Rabat.Va
ricordato che Il Marocco é uno dei Paesi della sponda del Mediterraneo a
più alta incidenza di talassemia: infatti il 7/8 % della popolazione é
portatore sano del gene che causa la malattia, circa come in Italia).
Thalassemia
Una malattia genetica che si può vincere: il modello italiano
Con 45.000 bambini malati nati ogni anno nel mondo, spetta alla
thalassemia il triste primato di essere la più diffusa malattia genetica
attualmente esistente.
Diffusa tra le popolazioni del bacino mediterraneo, del Sud-Est asiatico
e di alcuni paesi dell'Africa equatoriale, la thalassemia Major - la
forma più grave identificata- conta in Italia un numero di ammalati che
oscilla tra i 7.000 e gli 8.000 individui.
Trasmessa ereditariamente ai figli da genitori sani, entrambi portatori
del gene anomalo, la thalassemia causa una grave forma di anemia che
fino a qualche decennio fa non consentiva di sopravvivere oltre i 10
anni. Negli ultimi anni, grazie al deciso miglioramento delle cure,
l’attesa e la qualità della vita dei pazienti thalassemici è
notevolmente cambiata fino a farla divenire una malattia a prognosi
aperta. Un gran numero di pazienti thalassemici che avevano un donatore
consanguineo è poi potuto arrivare alla guarigione definitiva grazie al
trapianto di midollo. Un notevole passo avanti, segnato in gran parte
dall’Italia. A Genova il Centro per la Microcitemia del Ospedale
Galliera, rappresenta un punto di riferimento per il perfezionamento
delle strategie di prevenzione, di diagnosi e di terapia. Infatti per i
pazienti che non possono usufruire del trapianto di midollo la cura, che
garantisce una qualità di vita quasi normale, consiste nella trasfusione
periodica di sangue e nella somministrazione di farmaci che prevengono i
danni delle trasfusioni. Negli ultimi 30 anni é stata affiancata una
massiccia opera di prevenzione tramite la capillare diffusione delle
informazioni sulla malattia e le modalità della sua trasmissione
particolarmente tra gli adolescenti e la popolazione adulta in età
feconda. Infatti tramite un semplice esame del sangue è possibile
definire se si è portatori o meno del gene anomalo. E’ poi possibile
tramite tecniche di biologia molecolare eseguire nelle coppie di
portatori la diagnosi prenatale.
Un modello vincente, che ha portato ottimi risultati in tutta Italia,
specialmente in riferimento alla riduzione della nascita di bambini
affetti da thalassemia major, che in alcuni casi é stata davvero
notevole, come nella città di Ferrara, dove dal 1983 non si sono più
registrate nascite di bambini ammalati ed in Sardegna, la regione più
colpita d’Italia, dove, dai circa 120 bambini all'anno affetti da
beta-thalassemia nati negli anni '70, si é passati, grazie alla diagnosi
prenatale, a circa 3/5 bambini malati per anno. Il fenomeno che si sta
osservando e che alcune coppie di portatori decidono consapevolmente di
portare a termine le gravidanze anche in presenza di un feto affetto,
questo in conseguenza del deciso cambiamento della prognosi della
malattia.
Un modello, quello italiano, che può essere efficacemente esteso a altri
Paesi ad alta incidenza di thalassemia.