Genova Anno VII - n°39 - 02.10.2009 Pagine Liguri

del 07/12/2009

 

Gli sprechi nella sanità italiana


In Italia si eseguono ogni anno circa 50 milioni di esami radiologici, e secondo la Società Italiana di Radiologia Medica, il 25% di questi potrebbe essere evitato, e dunque – vista l'invasività dei raggi x – è potenzialmente dannoso. Sempre nel nostro Paese, sono 8,5 milioni le Tac eseguite ogni dodici mesi, una ogni sette abitanti. Quante sono necessarie? Quanto è il risparmio che si potrebbe ottenere? Da domande come queste è partito il prof. Giancarlo Andrioli, già primario di neurologia e presidente del Rotary Club Genova Ovest, aprendo il convegno nazionale “Etica, medicina, economia. Il fenomeno dell'eccesso di prestazioni” nella Sala Iride di Via SS. Giacomo e Filippo. Ad ascoltare la sua relazione, oltre ai numerosi relatori provenienti da diverse regioni italiane, specialisti della sanità, amministratori pubblici, medici.


«Il 90% degli oltre 73 miliardi di dollari investiti ogni anno in tutto il pianeta – ha detto fra l'altro Andrioli riguarda il 10% della popolazione; e il colossale mercato della salute tende a corrompere molti». Con un circolo vizioso che, in Italia – dove comunque il sistema sanitario è in linea generale giudicato sano – genera sprechi, eccessi di prestazioni, conflitti di interessi e problemi etici e la tendenza a un rapporto “malato” tra medico e paziente. Da qui la proposta di Andrioli, che ha organizzato il convegno a nome dei Rotary genovesi, di aprire un tavolo con i politici, i medici, le organizzazioni dei consumatori, e arrivare nelle stanze del governo – ministero della Sanità - per definire una proposta condivisa che limiti sprechi, eccessi di prestazioni, che valuti le regole in atto nelle varie regioni migliorando e facendo diventare possibilmente generali le esperienze che si sono rivelate finora vincenti. Senza con questo schierarsi con nessuno, ma mettendosi, come Rotary, al servizio dei cittadini e della società.


Una proposta condivisa, che farà partire da Genova un percorso a “tappe” che porterà prossimamente a nuove iniziative in questo senso.
Fra i relatori - nel dibattito moderato dal prof. Michele Schiavone, professore emerito della Facoltà di Medicina di Genova, dopo il saluto scritto dell'assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo; quello dei rappresentanti delegati dal Sindaco e dal Presidente della Provincia di Genova e il breve intervento del Past-Governor del Distretto Rotary 2030 prof. Marco Canepa - tutti d'accordo sul fatto che l'evoluzione tecnologica ha portato a una crescita di costi abnorme, originata da diversi motivi: la ricerca di soluzioni “miracolose”, le pressioni dei pazienti, «la progressiva frammentazione delle competenze specialistiche, e della capacità, sempre maggiore, di curare e guarire malattie e di intervenire artificialmente sulla nascita e sulla fine della vita delle persone» (prof. Aldo Pagni, Presidente Emerito della Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri). Secondo Pagni oggi il medico affronta sempre più spesso anche questioni di etica “pratica” e di etica “religiosa”, visto che la religione finisce per influenzare il legislatore e mette il medico non davanti alla sua coscienza o agli obblighi morali della sua professione, ma a dettami legislativi che spesso provocano conflitti difficilmente conciliabili.


Ed ecco allora imporsi inevitabilmente il problema dell'etica, affrontato sotto i suoi diversi aspetti dalla prof. Luisella Battaglia, del Comitato Nazionale di Bioetica, che nel suo apprezzato e molto applaudito intervento ha fra l'altro ricordato la dichiarazione di Barcellona del 1998, che ha dettato i nuovi principi etici: «L'autonomia, la dignità delle persone, l'integrità/identità, la vulnerabilità», tutti elementi che interessano chi esercita le professioni sanitarie ma anche chi si occupa delle scelte economiche che regolano il governo della sanità.
Di etica delle strutture organizzate ha parlato Franco Manti, professore di Etica Sociale e Filosofia morale dell'Università di Genova, il quale ha messo in primo piano la valorizzazione delle risorse umane e la possibilità che queste possano lavorare in maniera interconnessa, limitando i vincoli burocratici; e – rispondendo indirettamente anche alla domanda del “che fare” posta da Andrioli – ha proposto per le aziende sanitarie la strutturazione di Codici etici e la pubblicazione di Bilanci sociali, nella considerazione che i pazienti sono cittadini-azionisti.


Interessanti le esperienza dal territorio. Il direttore generale dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dott. Giovanni Baldi, ha aperto con la «contraddizione creata dal “patto per la salute” approvato proprio ieri da Governo e Regioni e inserito come emendamento nella Finanziaria: un provvedimento che fra l'altro blocca il turn over nelle aziende sanitarie e in cui 8 articoli di cui 4 sono dedicati al commissariamento delle regioni che sforano il budget». In Emilia Romagna il problema del controllo della spesa è stato affrontato con una razionalizzazione delle strutture sul territorio e con limiti posti alle prestazioni fornite da ospedali e centri pubblici e privati autorizzati.


In Lombardia (prof. Elio Borgonovi, presidente del Cergas, Centro Ricerche Assistenza Sanitaria Sociale, dell'Università Bocconi di Milano), le scelte di fondo sono state fatte nel 1995 puntando sulla massima autonomia di scelta ai pazienti. Oggi funziona un sistema basato sulla equiparazione degli erogatori pubblici e privati tramite l'accreditamento, la libera scelta del paziente e la competizione tra gli erogatori di prestazioni, si cerca di evitare eccessi e sprechi attraverso Piani Strategici per orientare il sistema di offerta, su punta sulla definizione di massimali di spesa per gli ospedali privati, su un sistema informativo di monitoraggio che coglie eventuali anomalie e su controlli a campione.


Per la Liguria (dove sono in vigore tetti di spesa per le prestazioni) è intervenuto il dott. Mauro Occhi, responsabile dell'area Governo Clinico dell'Agenzia Sanitaria regionale della Regione, esperto dell'OMS. Nel 2008, ha detto fra l'altro, sono stati presentati 110 progetti di ricerca, finanziati con massimo 30 mila euro l'uno, e ne sono stati premiati 18: «Qualcosina si è fatto». Ma per Occhi, la questione delle risorse umane, per chi esercita il management della sanità, è cruciale, perché non bisogna avere un approccio strutturale ma tener conto dell'intreccio tra etica, cultura e politica, con un occhio sempre aperto verso la formazione. Dai medici – ha concluso - possono venire buone proposte, ma sono i politici poi a dover fare le scelte giuste perché il sistema funzioni coerentemente e senza squilibri.

 

 






 
 
 
 

  



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