In Italia si eseguono
ogni anno circa 50 milioni di esami radiologici, e secondo la Società
Italiana di Radiologia Medica, il 25% di questi potrebbe essere evitato,
e dunque – vista l'invasività dei raggi x – è potenzialmente dannoso.
Sempre nel nostro Paese, sono 8,5 milioni le Tac eseguite ogni dodici
mesi, una ogni sette abitanti. Quante sono necessarie? Quanto è il
risparmio che si potrebbe ottenere? Da domande come queste è partito il
prof. Giancarlo Andrioli, già primario di neurologia e presidente
del Rotary Club Genova Ovest, aprendo il convegno nazionale “Etica,
medicina, economia. Il fenomeno dell'eccesso di prestazioni” nella Sala
Iride di Via SS. Giacomo e Filippo. Ad ascoltare la sua relazione, oltre
ai numerosi relatori provenienti da diverse regioni italiane,
specialisti della sanità, amministratori pubblici, medici.
«Il 90% degli oltre 73 miliardi di dollari investiti ogni anno in
tutto il pianeta – ha detto fra l'altro Andrioli –
riguarda il 10% della popolazione; e il colossale mercato della salute
tende a corrompere molti». Con un circolo vizioso che, in Italia –
dove comunque il sistema sanitario è in linea generale giudicato sano –
genera sprechi, eccessi di prestazioni, conflitti di interessi e
problemi etici e la tendenza a un rapporto “malato” tra medico e
paziente. Da qui la proposta di Andrioli, che ha organizzato il
convegno a nome dei Rotary genovesi, di aprire un tavolo con i politici,
i medici, le organizzazioni dei consumatori, e arrivare nelle stanze del
governo – ministero della Sanità - per definire una proposta condivisa
che limiti sprechi, eccessi di prestazioni, che valuti le regole in atto
nelle varie regioni migliorando e facendo diventare possibilmente
generali le esperienze che si sono rivelate finora vincenti. Senza con
questo schierarsi con nessuno, ma mettendosi, come Rotary, al servizio
dei cittadini e della società.
Una proposta condivisa, che farà partire da Genova un percorso a “tappe”
che porterà prossimamente a nuove iniziative in questo senso.
Fra i relatori - nel dibattito moderato dal prof. Michele Schiavone,
professore emerito della Facoltà di Medicina di Genova, dopo il saluto
scritto dell'assessore regionale alla Sanità Claudio Montaldo;
quello dei rappresentanti delegati dal Sindaco e dal Presidente della
Provincia di Genova e il breve intervento del Past-Governor del
Distretto Rotary 2030 prof. Marco Canepa - tutti d'accordo sul
fatto che l'evoluzione tecnologica ha portato a una crescita di costi
abnorme, originata da diversi motivi: la ricerca di soluzioni
“miracolose”, le pressioni dei pazienti, «la progressiva
frammentazione delle competenze specialistiche, e della capacità, sempre
maggiore, di curare e guarire malattie e di intervenire artificialmente
sulla nascita e sulla fine della vita delle persone» (prof. Aldo
Pagni, Presidente Emerito della Federazione Nazionale Ordine dei
Medici Chirurghi e Odontoiatri). Secondo Pagni oggi il medico
affronta sempre più spesso anche questioni di etica “pratica” e di etica
“religiosa”, visto che la religione finisce per influenzare il
legislatore e mette il medico non davanti alla sua coscienza o agli
obblighi morali della sua professione, ma a dettami legislativi che
spesso provocano conflitti difficilmente conciliabili.
Ed ecco allora imporsi inevitabilmente il problema dell'etica,
affrontato sotto i suoi diversi aspetti dalla prof. Luisella
Battaglia, del Comitato Nazionale di Bioetica, che nel suo
apprezzato e molto applaudito intervento ha fra l'altro ricordato la
dichiarazione di Barcellona del 1998, che ha dettato i nuovi principi
etici: «L'autonomia, la dignità delle persone, l'integrità/identità,
la vulnerabilità», tutti elementi che interessano chi esercita le
professioni sanitarie ma anche chi si occupa delle scelte economiche che
regolano il governo della sanità.
Di etica delle strutture organizzate ha parlato Franco Manti, professore
di Etica Sociale e Filosofia morale dell'Università di Genova, il quale
ha messo in primo piano la valorizzazione delle risorse umane e la
possibilità che queste possano lavorare in maniera interconnessa,
limitando i vincoli burocratici; e – rispondendo indirettamente anche
alla domanda del “che fare” posta da Andrioli – ha proposto per
le aziende sanitarie la strutturazione di Codici etici e la
pubblicazione di Bilanci sociali, nella considerazione che i pazienti
sono cittadini-azionisti.
Interessanti le esperienza dal territorio. Il direttore generale
dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dott. Giovanni Baldi,
ha aperto con la «contraddizione creata dal “patto per la salute”
approvato proprio ieri da Governo e Regioni e inserito come emendamento
nella Finanziaria: un provvedimento che fra l'altro blocca il turn over
nelle aziende sanitarie e in cui 8 articoli di cui 4 sono dedicati al
commissariamento delle regioni che sforano il budget». In Emilia
Romagna il problema del controllo della spesa è stato affrontato con una
razionalizzazione delle strutture sul territorio e con limiti posti alle
prestazioni fornite da ospedali e centri pubblici e privati autorizzati.
In Lombardia (prof. Elio Borgonovi, presidente del Cergas, Centro
Ricerche Assistenza Sanitaria Sociale, dell'Università Bocconi di
Milano), le scelte di fondo sono state fatte nel 1995 puntando sulla
massima autonomia di scelta ai pazienti. Oggi funziona un sistema basato
sulla equiparazione degli erogatori pubblici e privati tramite
l'accreditamento, la libera scelta del paziente e la competizione tra
gli erogatori di prestazioni, si cerca di evitare eccessi e sprechi
attraverso Piani Strategici per orientare il sistema di offerta, su
punta sulla definizione di massimali di spesa per gli ospedali privati,
su un sistema informativo di monitoraggio che coglie eventuali anomalie
e su controlli a campione.
Per la Liguria (dove sono in vigore tetti di spesa per le prestazioni) è
intervenuto il dott. Mauro Occhi, responsabile dell'area Governo
Clinico dell'Agenzia Sanitaria regionale della Regione, esperto dell'OMS.
Nel 2008, ha detto fra l'altro, sono stati presentati 110 progetti di
ricerca, finanziati con massimo 30 mila euro l'uno, e ne sono stati
premiati 18: «Qualcosina si è fatto». Ma per Occhi, la questione
delle risorse umane, per chi esercita il management della sanità, è
cruciale, perché non bisogna avere un approccio strutturale ma tener
conto dell'intreccio tra etica, cultura e politica, con un occhio sempre
aperto verso la formazione. Dai medici – ha concluso - possono venire
buone proposte, ma sono i politici poi a dover fare le scelte giuste
perché il sistema funzioni coerentemente e senza squilibri.