Laser verde contro la prostata anche alla Clinica Barbantini di Lucca

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Le prime terapie per rimuovere l’adenoma della prostata e evitare complicanze sull’intero apparato urinario sono, di norma, farmacologiche; quando i farmaci non sono efficaci si ricorre, in genere, alla resezione transuretrale della prostata (TURP), intervento chirurgico tradizionale che comporta la degenza ospedaliera e che – comunque – non è sempre idoneo, soprattutto in presenza di pazienti con patologie cardiovascolari, in cura con anticoagulanti e antiaggreganti o, per esempio, portatori di pacemaker. Per molti di questi pazienti è ora disponibile una innovativa soluzione minimamente invasiva, che impiega il laser verde per vaporizzare i tessuti. Secondo le recenti linee-guida della EAU (European Urology Association), questa soluzione terapeutica, supportata da numerosi studi clinici, evidenzia una maggiore efficacia rispetto agli interventi di chirurgia tradizionale.

Adottato su pazienti di varie età dalla Clinica Barbantini di Lucca, il raggio laser funziona come un vero e proprio “bisturi immateriale” che vaporizza i tessuti con efficacia e delicatezza, intervenendo anche su aree piccolissime con precisione e notevole potere coagulante, ma senza coinvolgere i tessuti circostanti. Lo conferma il prof. Novello Pinzi, Responsabile dell’unità Funzionale di Urologia della Clinica: “Il trattamento prostatico endoscopico disostruttivo, preferibilmente con laser verde (Greenlight XPS™ Laser) è ad oggi il miglior trattamento definitivo esistente. Si tratta di un raggio laser ad alta potenza che vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in bollicine di vapore e ripristinando la normale funzione urinaria. Il laser verde è anche l’unico che permette di trattare pazienti ‘a rischio’, fino ad ora difficilmente operabili come, per esempio, quelli affetti da patologie cardiovascolari. Coagulando istantaneamente i vasi dell’area trattata, senza causare sanguinamenti, consente infatti di operare in tutta sicurezza anche pazienti ad elevato rischio emorragico, in trattamento con antiaggreganti e anticoagulanti. Questa tecnologia, inoltre, (non dimentichiamo che di ipertrofia prostatica benigna soffrono anche uomini che hanno meno di 50 anni – ndr) preserva molte funzioni vitali, compresa l’attività sessuale.”