La terapia domiciliare della Leucemia linfatica cronica (LLC)

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Ricovero ospedaliero solo se strettamente necessario, altrimenti la terapia della leucemia linfatica cronica potrà essere effettuata a casa senza dover ricorrere alla chemioterapia tradizionale. Infatti da qualche mese è disponibile la chemioterapia con un farmaco intelligente a bersaglio molecolare (Ibrutinib), che va a colpire e inibire i meccanismi di crescita delle cellule tumorali e può essere sotto forma di pastiglie a casa. A questa innovativa terapia sono candidati pazienti “speciali”, che già all’esordio della LLC presentano condizioni biologiche sfavorevoli quali la delezione del cromosoma 17 o la mutazione della proteina TP53, non sottoposti a precedenti trattamenti, oppure pazienti con episodi di recidiva o che non hanno risposto alla terapia standard (chemio-immunoterapia, che combina anticorpi monoclonali a chemioterapia). La bella novità è che questo tipo di farmaco somministrabile giornalmente per bocca, oltre a una superiore efficacia rispetto ad altri trattamenti, evita al paziente la faticosa trafila ospedaliera, consentendogli di curarsi comodamente a casa. Un grande sollievo per lui e per chi ne ha cura in famiglia.

“L’efficacia di questa nuova arma nel trattamento della LLC – spiega il dott. Emanuele Angelucci, direttore dell’Unità Operativa di ematologia dell’Ospedale San Martino-IST di Genova – è favorita da un nuovo meccanismo di azione, ancora inesplorato dalla chemio-immunoterapia standard. Si tratta infatti di un inibitore enzimatico della protein-chinasi, un particolare gruppo di enzimi, che agisce sulle ‘pathways’, cioè sulle catene enzimatiche interne alla cellula stessa, interrompendone i meccanismi molecolari patologici.” Questo principio di azione consente di offrire una innovativa opportunità terapeutica ai pazienti refrattari, secondo i criteri di biologia molecolare e di citogenetica già noti, e considerati ad alto rischio con la sola somministrazione della chemio-immunoterapia standard, con la possibilità, in futuro, di una somministrazione combinata delle due terapie (terapia standard e Ibrutinib) al fine di garantire a questi pazienti ‘difficili’ gli effetti attesi e ottenuti nei pazienti responsivi. L’opzione terapeutica ‘combinata’ è già in fase di sperimentazione in pazienti affetti da linfoma e da cui ci si attende buoni risultati anche in pazienti con LLC.

I pazienti che non presentano queste mutazioni genetiche (che identificano la forma più grave di malattia), a seconda dei dati emersi da esami strumentali, di laboratorio e dall’eventuale presenza di co-patologie come diabete cardiopatie e BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) potranno essere assegnati al gruppo “watch and wait”, ovvero che non necessita di terapia ma solo di un attento monitoraggio, o essere avviati a una chemioimmunoterapia tradizionale. “Essendo la Liguria la regione con il più elevato tasso di popolazione anziana – conclude Marco Gobbi, professore di ematologia e Direttore della Clinica Ematologica – e dunque di malattie correlate all’invecchiamento, compresa la leucemia, stimiamo un aumento dei pazienti che potrebbero necessitare di questo trattamento innovativo, ovvero leucemici con una pregressa storia di malattia, già sottoposti a diverse linee di trattamento, o che hanno acquisito nel tempo queste mutazioni. I quali, solo fino a qualche anno fa, erano destinati a una prognosi infausta ma che grazie a questo nuovo farmaco potranno essere trattati e rispondere in maniera molto soddisfacente al trattamento.”

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