Ixekizumab, nuova possibilità di cura per l’artrite psoriasica

552

L’artrite psoriasica è una forma di artrite infiammatoria cronica e progressiva che causa gonfiore, rigidità e dolore in corrispondenza delle articolazioni, compromettendo la funzionalità fisica. La patologia si sviluppa quando il sistema immunitario iperattivo invia segnali errati che causano infiammazione, con conseguente gonfiore e dolore a livello delle articolazioni e dei tendini. L’artrite psoriasica può coinvolgere le articolazioni periferiche di braccia e gambe (gomiti, polsi, mani e piedi). In occasione del Congresso Europeo di Reumatologia, svoltosi nei giorni scorsi a Madrid, Lilly ha annunciato i risultati del primo studio di ixekizumab rispetto alla terapia standard (adalimumab), in pazienti affetti da artrite psoriasica. L’endpoint primario dello studio ha dimostrato la superiorità di ixekizumab rispetto ad adalimumab nei pazienti che hanno ottenuto contemporaneamente una riduzione di almeno il 50% dell’attività della malattia come definita dall’American College of Rheumatology (ACR50) e una clearance cutanea completa misurata dall’Indice di gravità e area psoriasica (PASI 100).

“Trattandosi di una malattia multiforme che colpisce diverse parti del corpo, per i pazienti con artrite psoriasica, è particolarmente importante trovare un trattamento che sia efficace e coerente sia nell’alleviare i sintomi articolari debilitanti, sia nel migliorare al contempo anche la pulizia della pelle”, spiega Silvia Tonolo, Presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus ANMAR. “Il ritardo nella diagnosi e la difficoltà nell’individuazione di un giusto trattamento influiscono anche sullo stato emotivo delle persone affette da questa patologia. Speriamo quindi che i progressi della ricerca, come quelli dimostrati da questo studio, uniti al dialogo con gli specialisti, possano trovare presto le giuste soluzioni in grado di controllare i sintomi della malattia e rassicurare i pazienti sulla possibilità di gestire la malattia con il minor impatto possibile sulla loro qualità di vita.”

Lo studio SPIRIT-H2H ha coinvolto un totale di 566 pazienti con artrite psoriasica. I pazienti arruolati hanno ricevuto ixekizumab (n=234) o adalimumab (n=231) nella dose approvata per la artrite psoriasica per un totale di 52 settimane, con un’analisi primaria condotta a 24 settimane; i pazienti con artrite psoriasica che hanno anche soddisfatto i criteri di studio per la psoriasi a placche da moderata a grave hanno ricevuto ixekizumab (n=49) o adalimumab (n=52) alla dose approvata per la Psoriasi. Dopo 24 settimane, la percentuale di pazienti che hanno ottenuto sia una riduzione di almeno il 50% dell’attività della malattia come definita dall’ACR50, sia la clearance cutanea completa come misurata dal PASI 100, era significativamente più alta per ixekizumab (36%) che per adalimumab (28%) (P<.05).