Intervento alla prostata: deficit erettile e incontinenza urinaria oggi sono risolvibili

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Deficit erettile e incontinenza urinaria sono le patologie più frequentemente legate all’intervento di asportazione della prostata, in quanto affetta da tumore. Nonostante i progressi in ambito laparoscopico e della chirurgia robotica, questi problemi affliggono circa il 30% dei pazienti per incontinenza urinaria e oltre il 70% per deficit erettile, spesso non risolvibili con terapia fisica o farmacologica ma che possono tuttavia trovare una valida soluzione proprio nella specifica chirurgia protesica o implantologica. Dopo intervento di tumore alla prostata, quando le pillole dell’erezione non sono efficaci, la soluzione definitiva arriva dall’impianto di protesi peniene tricomponenti di nuova generazione AMS 700 .Rispetto a quelle del passato, le tricomponenti inducono un’erezione simile a quella fisiologica con ingrossamento e allungamento del pene, risolvendo così anche la riduzione del pene, che dopo la prostatectomia si accorcia di 1,5 cm nei 15 giorni successivi all’intervento fino ad arrivare a 2 cm entro l’anno successivo.

L’impianto della protesi si effettua con l’inserimento, all’interno dei corpi cavernosi del pene, di due cilindri espansibili collegati a una pompa di controllo, posta sotto la pelle dello scroto tra i due testicoli, e a un serbatoio contenente del liquido. L’uomo può ottenere un’erezione con la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento premendo sull’area in cui è posizionata la pompa. In questo modo, il liquido si trasferisce dal serbatoio ai cilindri e il pene si indurisce. Dopo il rapporto, azionando di nuovo la pompa, il pene torna al normale stato di flaccidità

Anche l’incontinenza urinaria maschile è associata frequentemente all’intervento di porstatectomia radicale, arrivando fino al 30% dei casi: nella maggior parte si risolve o si riduce ma esistono molti altri casi che richiedono l’intervento chirurgico. La prima misura terapeutica è la riabilitazione del pavimento pelvico, che favorisce la ripresa della continenza. Tuttavia circa il 10% dei pazienti operati rimangono incontinenti. In questi casi, la soluzione arriva dalle più recenti tecniche di chirurgia mininvasiva basate sull’applicazione di sling (benderelle) sottouretrali. Tra queste l’Advance consente di recuperare la normale continenza con l’inserimento di una retina di polipropilene che riposiziona l’uretra, dislocata dall’intervento sulla prostata, nella sua sede anatomica naturale. L’intervento si effettua in anestesia loco-regionale e con pochi giorni di ricovero. Per i casi più gravi, quando per danni o lesioni allo sfintere urinario l’uretra non si chiude più e causa continue perdite di urina, si ricorre all’applicazione dello sfintere artificiale (il più collaudato è l’AMS 800) che consente al paziente di urinare quando avverte lo stimolo. In particolare, l’impianto dello sfintere artificiale, che richiede elevata esperienza, è riservato solo a centri altamente specializzati; assicura una continenza urinaria perfetta e i rischi sono davvero limitati, anche quando, oltre all’intervento, è stata praticata la radioterapia.