Innovazioni terapeutiche per l’emicrania

146

Articolo redatto dal prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente del 48° Congresso Nazionale SIN e Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia A.O.U Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.

Buone notizie per i cinque milioni di italiani che soffrono di emicrania, patologia inserita dall’OMS, nella sua forma cronica, al 6° posto tra le cause di disabilità. Da oggi tutti coloro che sono impegnati nella cura delle cefalee possono infatti contare su un innovativo approccio terapeutico, che prevede l’utilizzo di anticorpi sviluppati artificialmente e diretti contro una particolare molecola, nota come CGRP, oppure verso il suo recettore. Questa molecola, quando “prodotta in eccesso” nei neuroni del sistema trigemino-vascolare (responsabile dell’attacco emicranico) può provocare un’infiammazione che svolge un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa. Si tratta comunque di nuovi farmaci ancora in via di sviluppo e non è ancora possibile conoscere il loro effettivo utilizzo nella pratica clinica e se rappresenteranno una terapia di prima linea o una terapia di fase avanzata per quelle forme di cefalea refrattarie ai più comuni trattamenti quali l’emicrania cronica, l’emicrania episodica farmaco resistente e la cefalea a grappolo.

L’emicrania si presenta come un dolore acuto e pulsante, della durata di ore o giorni, talvolta accompagnato da nausea, vomito, fastidio per la luce e i suoni. Il mal di testa non è però uguale per tutti, sia in termini di durata che di intensità, frequenza, sede del dolore, associazione ad altri sintomi, modalità di insorgenza e disabilità. Il primo approccio terapeutico all’emicrania è il trattamento sintomatico dell’attacco acuto, ma in presenza di attacchi frequenti e invalidanti si deve ricorrere ad una terapia di prevenzione. Parlando di prevenzione, l’armamentario terapeutico si è di recente arricchito con la possibilità di utilizzare la tossina botulinica, nonché modalità innovative di neurostimolazione.