Infarto, possibile prevenire complicanze gravi nei soggetti diabetici

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Secondo alcuni ricercatori dell’ospedale Monzino di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia, le persone che soffrono di diabete di tipo 2 in caso di infarto hanno una mortalità quasi doppia rispetto ai pazienti non diabetici nei primi giorni dopo l’evento. Più che al diabete, il problema sarebbe legato alla contrattilità cardiaca e alle complicanze renali. “Nei pazienti con diabete di tipo 2 che accedevano al Monzino e al Policlinico San Matteo di Pavia con infarto Stemi abbiamo misurato una serie di parametri tra cui la funzionalità cardiaca tramite la frazione di eiezione del cuore, e la funzionalità renale tramite il dosaggio della creatinina”, spiega Nicola Cosentino, cardiologo della Terapia Intensiva Cardiologica del Monzino e coautore dello studio. Gli stessi parametri sono stati misurati anche negli infartuati non diabetici; il confronto ha rivelato che la mortalità era maggiore nei pazienti che avevano un danno ai reni o alla funzione del cuore al momento del ricovero, problematiche più frequenti proprio nelle persone con diabete. “Le conclusioni del nostro studio dimostrano che non è il diabete di per sé ad aumentare il rischio di mortalità precoce nell’infarto, bensì la ridotta capacità contrattile cardiaca e della funzione renale di questi pazienti.” La scoperta potrà dunque aprire la strada alla prevenzione del rischio di mortalità per infarto nei diabetici, prevenendo le complicanze renali e cardiache. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Diabetes Care.