Industrializzazione e occidentalizzazione aumentano le malattie infiammatorie dell’intestino

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Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Hong Kong, esisterebbe un forte legame tra industrializzazione e occidentalizzazione di un Paese e l’incidenza delle malattie infiammatorie dell’intestino (IBD, inflammatory bowel disease). Gli studiosi hanno raccolto tutti i dati pubblicati in letteratura tra il 1990 e il 2016, analizzando 119 studi sull’incidenza delle IBD e 69 sulla prevalenza, creando una mappa interattiva per visualizzare il cambiamento a livello mondiale. L’incidenza sarebbe in aumento nei nuovi Paesi industrializzati in Africa, Asia e Sud America; in Brasile, per esempio, la variazione percentuale annua sarebbe stata di +11,1% per la malattia di Crohn e di +14,9% per la colite ulcerosa dal 1998 al 2012; a Taiwan, la variazione sarebbe stata rispettivamente di +4,0% e +4,8% dal 1998 al 2008.

Nei Paesi occidentali, il tasso di incidenza delle malattie infiammatorie dell’intestino avrebbe subìto un arresto dal 1990, con il 73% degli studi sulla malattia di Crohn e l’83% di quelli su colite ulcerosa, che mostravano tassi stabili o in discesa. I più alti valori di prevalenza sarebbero stati riportati in Europa, con 505 casi di colite ulcerosa ogni 100mila abitanti in Norvegia e 322 casi di Crohn ogni 100mila abitanti in Germania, e in Nord America, con 286 casi di colite ulcerosa ogni 100mila abitanti negli USA e 319 di malattia di Crohn ogni 100mila abitanti in Canada. “Anche se la causa delle IBD è sconosciuta, lo studio conferma che l’occidentalizzazione della dieta e l’urbanizzazione possono svolgere un ruolo. Educare i medici è importante per aumentare la consapevolezza della malattia e prevenire ritardi nella diagnosi, evitando così di favorire la progressione della malattia” dichiara il prof. Siew Chien Ng, coordinatore della ricerca. Lo studio è stato pubblicato su Lancet.