Incontinenza dopo prostatectomia radicale, come trattarla

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L’incontinenza urinaria che si manifesta subito dopo la prostatectomia è molto frequente – fino al 60% dei casi – ma nella maggior parte si risolve o si riduce. La prima misura terapeutica è la riabilitazione del pavimento pelvico che accelera e favorisce la ripresa della continenza. Tuttavia percentuali variabili dal 3 al 10% di pazienti operati rimangono incontinenti. È una situazione che condiziona negativamente la qualità di vita e di relazione dei pazienti ma molto spesso viene sopportata con rassegnazione come se non si potesse porre rimedio, specialmente nei casi più gravi, dove invece il trattamento più efficace è l’applicazione dello sfintere artificiale (il più collaudato è l’AMS 800). Nelle forme di incontinenza lieve-moderata e non trattati con radioterapia si possono ottenere ottimi risultati con le più recenti tecniche di chirurgia mininvasiva, basate sull’applicazioni di sling (benderelle) sottouretrali. Queste consentono di recuperare la normale continenza con l’inserimento di una retina di polipropilene che riposiziona l’uretra, dislocata dall’intervento sulla prostata, nella sua sede anatomica naturale. L’intervento si effettua in anestesia loco-regionale e con pochi giorni di ricovero.