Guselkumab, il primo farmaco biologico che combatte la psoriasi

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Guselkumab è il primo trattamento biologico inibitore selettivo dell’interleuchina IL-23 indicato per il trattamento di pazienti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave, candidati alla terapia sistemica. Le evidenze cliniche riportano risultati in termini di efficacia, sicurezza e miglioramento della qualità di vita nel trattamento a lungo termine della psoriasi, che comportano una prospettiva di fiducia verso la possibilità di una cura duratura nel tempo.

Attualmente, la psoriasi è ancora una grave malattia cronica, non trasmissibile, dolorosa, sfigurante, invalidante e con un grande impatto negativo sulla qualità di vita; una malattia infiammatoria cronica della pelle ma anche delle unghie e dei follicoli piliferi. Circa il 30% dei pazienti con psoriasi può sviluppare nel tempo un’artrite. Nell’artrite psoriasica, l’infiammazione interessa le piccole articolazioni delle mani e dei piedi o le grandi articolazioni (gomiti, ginocchia e caviglie) ma anche altre sedi come la colonna, causando un mal di schiena che peggiora con il riposo.

In Italia, la malattia è molto sottovalutata e la percentuale di pazienti affetti è sottostimata, per mancata o tardiva diagnosi. Tra le varie stime di prevalenza di popolazione adulta italiana affetta da psoriasi, la più affidabile appare essere quella di 1,8%, corrispondente a circa 900mila soggetti maggiorenni, con un costo totale medio annuo per paziente con psoriasi moderata-grave compreso tra 690-17.200 €. L’impiego di terapie sistemiche tradizionali comporta che i costi non sanitari (diretti e indiretti) pesino per circa il 65% dei costi totali, di cui circa il 70% di perdita di produttività per il paziente e per chi lo assiste.

L’avvio alle terapie biologiche genera una caduta di circa il 70% dei costi non sanitari, con riduzione di un terzo dei costi indiretti. Il carico economico si affianca a quello sociale. Gli ambiti della vita personale colpiti dalla psoriasi sono (in ordine decrescente): emotivo, sociale, familiare, professionale, fisico, scolastico e sessuale. “Questo comporta nei pazienti possibili effetti negativi indotti dai problemi che possono incontrare nella loro relazione con gli altri e nei rapporti sociali, anche a causa dei pregiudizi purtroppo ancora ben radicati”, dichiara il dott. Ugo Viora, Vice Presidente di ANAP Onlus, Associazione Nazionale “Gli Amici per la Pelle” a sostegno dei malati di psoriasi e di altre malattie dermatologiche croniche. “L’impatto di questa malattia sulla qualità di vita dei pazienti è quindi spesso superiore a quello di altre malattie croniche più conosciute, altamente individuale e non proporzionato alla gravità della malattia stessa, vera e propria sindrome di cui la cute può essere considerata la parte emergente di un iceberg.”