Giovani e sessualità: 1 su 40 si definisce transgender

289

Da un lato i dati ufficiali, quelli che emergono dalle associazioni alle quali le persone transgender si rivolgono per un supporto; dall’altro una realtà sommersa, molto più vasta, che fatica a venire alla luce; il coming out è ancora oggi un percorso doloroso e complesso. Questa in sintesi la fotografia scattata sull’universo transgender dalla Fondazione Foresta, ente che tra il 2018 e il 2019 ha somministrato questionari anonimi a 5.300 giovani delle scuole superiori, tutti dell’età compresa tra i 18 e i 21 anni e residenti tra Veneto, Puglia e Campania, chiedendo loro; “Come definiresti la tua identità di genere?”.

Ebbene, il 2,3% si è definito “trans o gender-fluid”. Un dato che ha sorpreso, considerato che le medie internazionali e nazionali, fornite da chi si occupa del fenomeno, indicano oscillazioni tra lo 0,4 e l’1,3%; le differenze potrebbero però essere legate alla specifica fascia di età presa in considerazione. Va precisato che lo studio non ha trovato differenze sostanziali su scala regionale in una nazione, l’Italia, dove, secondo recenti dati del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, ad oggi le persone transgender sono stimate essere circa 400mila.

Di questi temi si parla oggi, giovedì 20 giugno, a Padova, presso il Teatro Ruzante in occasione del convegno “Caleidoscopio Transgender – Dal Significato alla Comprensione del Fenomeno”, organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, l’Ordine degli Psicologi del Veneto, la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e il Servizio Accoglienza Trans (SAT-Pink Verona-Padova).

“La salute delle persone transgender è un tema sempre più attuale all’interno della programmazione sanitaria”, dichiara il prof. Carlo Foresta, presidente del convegno. “I numeri fino ad oggi noti, tuttavia, rappresentano probabilmente un dato ampiamente sottostimato, a causa della mancanza, anche in ambito sanitario, di attività condivise volte a garantire il mantenimento della salute e l’equità dell’accesso alle cure e a causa della paura delle persone transgender di manifestare la loro condizione. Secondo un recente studio europeo (Transgender EuroStudy 2008) molte persone transgender non trovano una risposta adeguata da parte di medici e psichiatri riguardo la loro transizione di genere e trovano invece situazioni negative di pregiudizio nell’accesso alle cure sanitarie dovuto alla loro identità trans. Un altro studio statunitense riporta che più del 50% deve insegnare al proprio curante qualche aspetto dei propri bisogni.”

A livello istituzionale, l’U.O.C. di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, diretta dallo stesso Foresta, ha attualmente in carico oltre 30 pazienti transgender, che segue dal punto di vista della diagnosi psicologica, della valutazione endocrinologica, della terapia medica e del suo follow-up. Per rispondere ai bisogni emergenti dal territorio, la Fondazione Foresta Onlus ha inoltre attivato uno sportello di ascolto per la presa in carico psicologica delle persone transgender e dei loro familiari.