Fratture da fragilità: costi e “fragilità sanitaria”

556

Le fratture da fragilità, con il loro costo annuo, pesano sulla Sanità italiana come un’intera manovra finanziaria dello Stato: 9,4 miliardi di euro che, nel 2030, diverranno quasi 12 miliardi (+26,2%). Questo non è il solo dato negativo pubblicato recentemente dalla International Osteoporosis Foundation che ci consegna un quadro molto preoccupante sul nostro Paese; una vera e propria emergenza di salute pubblica: 4 milioni di over50 sono colpiti da osteoporosi e si stima che, nel solo 2017, si siano verificate in Italia 560mila casi di fratture da fragilità (senza contare le numerose fratture vertebrali che solo in piccola parte vengono diagnosticate o registrate) la cui incidenza, nei prossimi 10 anni, aumenterà del 22,4%. Si tratta di una condizione causa di disabilità complessa, con un impatto enorme sulla qualità della vita e gravi limitazioni funzionali, che aumenta di molto il rischio di mortalità. Dati e considerazioni che, su iniziativa della rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief, hanno indotto 6 società medico-scientifiche e ben 15 associazioni di pazienti a dar vita a FRAME®, un’alleanza finalizzata al coinvolgimento della classe politica e delle istituzioni, affinché adottino scelte di politica sanitaria e adeguate iniziative che consentano, attraverso nuovi modelli gestionali, di prevenire e contrastare efficacemente le fratture da fragilità. Un’alleanza che ha anche prodotto un Manifesto Sociale – presentato nei giorni scorsi alla sala Nassirya del Senato della Repubblica – nel quale sono state raccolte le istanze di tipo sanitario e le proposte organizzative che pazienti e società medico scientifiche sollecitano con urgenza.

È importante considerare che, per un paziente che abbia subito una frattura da fragilità, la possibilità di subirne una seconda entro due anni è di cinque volte superiore. Alla base di questo che si presenta come un ambito sanitario molto complesso e soprattutto un allarme inascoltato, si pongono alcuni fattori fondamentali: mancanza di dati certi, assenza di linee guida aggiornate, specie per quanto riguarda la prevenzione e di modelli organizzativi per la gestione e la presa in carico dei pazienti sul territorio. Ad aggravare la situazione si aggiunge l’importante aumento della popolazione anziana e il fatto che la fragilità ossea è spesso concomitante con alcune patologie croniche o indotta da trattamenti farmacologici che possono determinarla, complicando ulteriormente il quadro clinico che coinvolge così diversi ambiti specialistici. Una condizione patologica per la quale urge un protocollo diagnostico-terapeutico-assistenziale per la gestione delle persone a rischio fratture che, oggi, devono confrontarsi con una inaccettabile complessità di regole per l’accesso alle terapie.