Epatite C: caratteristiche, sintomi e complicanze

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Nel nostro Paese i portatori cronici del virus sono circa 1,6 milioni, di cui oltre 300.000 diagnosticati: più di 20.000 persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’epatite C risulta causa unica o concausa dei danni epatici. A livello regionale il Sud è il più colpito: in Campania, Puglia e Calabria, per esempio, nella popolazione ultra settantenne la prevalenza dell’HCV supera il 20%. Nel mondo si stima che siano circa 180 milioni le persone che soffrono di epatite C cronica, di cui intorno ai 4 milioni in Europa e altrettanti negli Stati Uniti: più del 3% della popolazione globale. I decessi causati nel mondo da complicanze epatiche correlate all’HCV sono più di 350.000 ogni anno. L’epatite C è causata dal hepacivirus, identificato nel 1989, ma la sua esistenza era già stata scoperta negli Anni ’70, quando veniva chiamata epatite chiamata, infatti, non-A, non-B. Successivamente sono state identificate sette varianti virali dell’HCV, con diverso genotipo, numerati da 1 a 7, e oltre 90 sub-tipi, nominati con lettere. Il genotipo 1, responsabile di circa il 60% delle infezioni globali e diffuso prevalentemente nel Nord America (1a) e in Europa (1b), ha dimostrato di essere il più difficile da trattare con successo. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell’epatite C. Circa il 3% della popolazione italiana è entrata in contatto con l’HCV e il 55% dei soggetti con HCV è infettata dal genotipo 1.

LA TRASMISSIONE DEL VIRUS
Anche se l’epatite C non è facilmente trasmissibile per via sessuale, rapporti non protetti, anche con più partner, sono associati a un rischio maggiore di contrarre l’HCV. La condivisione di aghi o siringhe è a tutt’oggi il maggior fattore di rischio di contrarre la malattia1. Ma non è il solo. Altri fattori includono il tatuaggio e il body piercing eseguiti in ambienti non igienicamente protetti o con strumenti non sterilizzati, la trasmissione dell’infezione per via perinatale al proprio figlio, la trasfusione di sangue non sottoposto a screening, tagli/punture con aghi/strumenti infetti in contesti ospedalieri, ma anche la condivisione dei dispositivi per l’assunzione di droghe inalabili e di spazzolini dentali o spazzole da bagno contaminati, se utilizzati in presenza di minime lesioni della cute o delle mucose. La patologia è definita un “silent killer” in quanto fase acuta dell’infezione del virus dell’epatite C decorre quasi sempre in modo asintomatico, Appena contratta l’infezione, il paziente può manifestare febbre, senso di stanchezza, inappetenza, dolore di stomaco, urine scure, ittero, nausea e vomito, dolori ai muscoli e alle giunture, mancanza di concentrazione, ansia e depressione1. Generalmente questi sintomi sono transitori e per molti anni la malattia non dà segni di se. La cronicizzazione dell’Epatite si può manifestare con alterazione del normale valore delle transaminasi e fibrosi.

LE COMPLICANZE
L’epatite C è la causa principale delle cirrosi, dei tumori al fegato, dei trapianti di fegato e dei decessi in pazienti con coinfezione HIV/HCV. Infatti, soprattutto nelle persone tossicodipendenti, l’infezione dell’HCV è spesso associata a quella dell’HIV: La cronicizzazione dell’epatite C può comportare:
*La formazione di varici nell’esofago e nello stomaco, che, rompendosi, causano emorragie;
*L’ingrossamento della milza, con conseguente anemia, calo dei globuli bianchi e delle piastrine;
*L’ittero, (accumulo nel sottocute del pigmento biliare);
*L’ascite, (accumulo di liquido nell’addome);
*La riduzione della funzionalità urinaria, con concomitante aumento della creatinina e dell’azotemia;
*L’encefalopatia epatica, (accumulo nel cervello attraverso la via ematica di sostanze tossiche che il fegato non riesce più a smaltire), che determina un cattivo funzionamento cerebrale fino ad uno stato confusionale e al coma.