Endometriosi e infertilità di coppia

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L’endometriosi è una patologia femminile molto diffusa che colpisce circa 3 milioni di donne in Italia ed è presente in circa il 50% delle donne affette da sterilità; il 5% delle donne che ricorrono alla PMA ha come unica indicazione di sterilità l’endometriosi. Si tratta di una patologia caratterizzata dalla presenza anomala di tessuto endometriale all’esterno dell’utero che causa uno stato di reazione infiammatoria cronica. L’endometrio è lo strato di tessuto mucoso che riveste la cavità interna dell’utero e per effetto dell’influenza di estrogeni e progesterone, secreti dalle ovaie durante il ciclo mestruale, l’endometrio si rinnova regolarmente e ciò garantisce la presenza costante di un ambiente adatto all’impianto di un embrione. Nella donna affetta da endometriosi, il tessuto endometriale si sviluppa anche laddove non dovrebbe esserci, ossia al di fuori dell’utero (endometrio o tessuto endometriale ectopico).

“Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alla malattia è totalmente cambiato rispetto al passato in cui prevaleva quello chirurgico: ove possibile, attraverso una terapia farmacologica (pillola o progestinici) si cerca ora di creare un ambiente ormonale stabile che di fatto consente di avere ottimi risultati nella maggior parte delle pazienti”, dichiara il prof. Edgardo Somigliana, Responsabile del Centro di PMA del Policlinico di Milano. “Il dolore che spesso affligge le donne affette si manifesta, infatti, per lo più come conseguenza delle fisiologiche fluttuazioni ormonali. Abolendole, si va ad interrompere il circolo vizioso che causa il dolore. Se poi la paziente desidera un bambino, può sospendere le cure e cercare di concepire naturalmente; una gravidanza generalmente impatta positivamente anche sull’endometriosi poiché produce gli stessi benefici di stabilizzazione che si ottengono con la pillola o i progestinici mantenendo, quindi, costanti le fluttuazioni ormonali tipiche della malattia. Dopo la gravidanza, come dopo la sospensione di qualunque terapia ormonale, le fluttuazioni ormonali ricominciano e la sintomatologia si ripresenta, per cui è buona norma non “dimenticarsi” della malattia e riprendere la terapia ormonale assunta in precedenza.”

L’esperienza clinica e le evidenze scientifiche hanno permesso di capire che ogni paziente è differente dall’altro e che un trattamento standard non può essere la chiave per ottenere una risposta ottimale. È necessario, quindi, studiare e conoscere in dettaglio la fisiologia dell’apparato riproduttivo maschile e femminile e di conseguenza applicare approcci terapeutici personalizzati, studiati per rispondere efficacemente alle caratteristiche dei singoli.