Emilia Romagna: rinviata la chiusura dei piccoli punti nascita dell’Appennino

329

Rinviare di sei mesi il provvedimento di chiusura dei piccoli punti nascita dell’Appennino, come preannunciato dalla Regione Emilia Romagna, può rappresentare una minaccia alla salute di mamme e bambini. È indispensabile informare in modo corretto le donne in quanto una comunicazione errata crea false aspettative nella popolazione e induce certezze non corrispondenti al vero. Organizzare o rafforzare un punto nascita dal punto di vista del solo organigramma non garantisce di per sé il rispetto della normativa vigente e degli indirizzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su gravidanze e parti sicuri. A dichiararlo è l’AOGOI, Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani.

“La gravidanza, il travaglio, il parto e la nascita sono momenti naturali nella vita di una donna e del bambino, che tuttavia possono essere minacciati da eventi che, se non affrontati al meglio in strutture idonee e in tempi rapidissimi, possono avere conseguenze drammatiche per le donne e i neonati”, spiega la dott.ssa Elsa Viora, Presidente AOGOI. “La caratteristica di questi eventi è quella di essere inattesi e spesso imprevedibili: proprio per questo, è necessaria una adeguata organizzazione fin dall’inizio della gravidanza che consenta di individuare fattori di rischio e avere, all’interno dei punti nascita, la presenza attiva, e non solo in reperibilità esterna, di una équipe professionalmente preparata di ginecologi, anestesisti, neonatologi, e di strutture adeguate anche per quanto riguarda la dotazione di risorse strumentali. Ma tutta questa organizzazione – continua Viora – sarebbe comunque insufficiente se mancasse all’interno del punto nascita l’adeguata esperienza sul campo, anche in situazioni di emergenza, che può consolidarsi solo attraverso un congruo numero di parti. Ed è proprio questa l’evidenza che ha ispirato la normativa, la cui deroga, pur supportata da eventuali riorganizzazioni o rinforzi di personale, può rappresentare una minaccia per la salute di mamme e bambini. Il diritto alla migliore assistenza possibile per donna e neonato deve essere tutelato attraverso la possibilità in concreto di essere trasportati in punti nascita rispondenti alla normativa, e non dalla apparente ‘comodità’ di partorire in un luogo più vicino al proprio domicilio.”