In Emilia-Romagna 1,8 milioni di persone con patologie croniche

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In Emilia-Romagna quasi 1 persona su 2 (più precisamente il 42%, pari a circa 1,8 milioni di individui) convive con una patologia cronica e il 21,3% della popolazione è affetto almeno da due (dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane). Con l’aumento dell’aspettativa di vita nei Paesi a economia avanzata aumenta anche la possibilità per le persone di entrare in una condizione di cronicità e i cambiamenti demografici impongono un drastico ripensamento dei modelli organizzativi sanitari e sociosanitari. Fondamentale ridefinire i confini delle cure per acuti e incrementare l’area delle cure territoriali più attrezzate per prendere in carico la gestione delle cronicità. In questo ambito, essenziale anche il ruolo delle Associazioni pazienti chiamate a tutelare i diritti di tutti i malati e a rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali.

Per ridurre il peso delle future cronicità sul territorio, le maggiori speranze si appuntano sulla medicina d’iniziativa che significa organizzare l’offerta sanitaria in modo da prevenire o ritardare il più possibile l’insorgenza delle malattie croniche senza aspettare la malattia del paziente. Questo nuovo approccio viene approfondito nel quarto modulo del Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni Impegnate per la Salute” dell’Università di Bologna, che si tiene fino al 13 aprile; il corso, dedicato a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute e tutela dei diritti dei pazienti con patologie croniche, è realizzato su iniziativa di 5 Associazioni pazienti (FederASMA e Allergie Onlus, FeD.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, le Associazioni pazienti con malattie reumatiche AMRER, ANMAR e APMAR) in collaborazione con la Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico) dell’Università di Bologna.