L’emicrania è una malattia. Esiste una cura, ma non è per tutti

571

Quante volte il mal di testa ci ha impedito di poter svolgere le nostre attività quotidiane. L’emicrania, storicamente, è sempre stata considerata come data da una serie casuale di crisi che nella vita del paziente può essere incidente, ma ciò non era mai stato connotato come una vera e propria malattia. Un disturbo che non può solo essere limitato alla semplice manifestazione del dolore, in quanto bisogna tenere conto del disagio sociale che ne scaturisce nonché dell’impossibilità di avere delle normali attività di relazioni. Senza dimenticare le differenze di genere, in quanto l’emicrania colpisce molto di più le donne rispetto gli uomini, con un rapporto di 4 a 1. Aver ignorato questi disagi e non averli classificati come patologia è stato un grande problema, poiché ha portato chi soffre di questo disturbo verso una automedicazione.

Tale premessa è ora superata con la classificazione dell’emicrania come malattia neurologica. Si intende chi soffre di emicrania cronica le persone che per oltre 4 giorni al mese sono debilitate da questo disturbo. È stato trovato un farmaco che è in grado di innescare la guarigione: “Per la prima volta vengono disegnati dei trials per analizzare l’emicrania”, spiega il prof. Elio Agostoni, Presidente Congressuale SNO e Neurologo dell’ospedale Niguarda di Milano. Il farmaco, approvato dalla FDA, ha visto eccellenti risultati con oltre il 25% dei pazienti che hanno avuto la scomparsa completa di ogni sintomo, ed un altro 50% che ha notato una importante diminuzione dei problemi legati alla patologia. “Ora che il farmaco è stato valutato positivamente, si pone il problema di come organizzare la cura in Italia. Questi farmaci sono costosi, e ci sono molte persone che soffrono di emicrania.”

In Italia si stima che ci siano 6milioni di emicranici, e anche solo andando a considerare che il 20% di essi abbia le caratteristiche idonee per prendere il farmaco, con un costo medio di 3mila euro al mese, si nota fin da subito che si tratta di un percorso di cura che deve essere adeguatamente supportato. “Quello che per ora sta succedendo è che c’è una grandissima disparità tra Regione e Regione”, spiega Agostoni. “Per esempio, in Lombardia è stato siglato un accordo che vende agli ospedali il farmaco al prezzo simbolico di 1 euro, ma in molte altre regioni c’è stato un totale disinteresse creando una grossa disparità sul territorio.”

Durante il Congresso Nazionale SNO sono emersi i dati sui primi pazienti curati, che in 2 mesi hanno avuto una riduzione oltre la metà della crisi, con molti che dichiarano di non aver più nessun problema a riguardo.