Dolore cronico non oncologico

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Difficile da definire, per la sua natura fortemente soggettiva, e difficile da diagnosticare: il dolore è un sintomo ampiamente diffuso, tale da condizionare a volte la qualità di vita del paziente. In particolare, il dolore cronico non oncologico rappresenta un importante problema di salute pubblica che nel nostro Paese affligge circa dodici milioni di Italiani (20%) e in Europa ha una prevalenza orientativamente del 22%. “Si tratta di una vera e propria malattia che però, spesso, nella pratica clinica è sotto-diagnosticata e sotto-trattata con evidenti conseguenze cliniche, fisiologiche e socio-economiche”, spiega il prof. Consalvo Mattia, Docente di Anestesia e Rianimazione dell’Università La Sapienza di Roma. “Una condizione dolorosa frequentemente associata a malattie croniche (es. reumatiche) e per la quale donne e anziani risultano essere i più colpiti.”

La pratica clinica più diffusa per il trattamento del dolore cronico moderato è l’impiego dei farmaci anti-infiammatori non steroidei. In Italia nel 68% dei casi il dolore viene controllato con un farmaco anti-infiammatorio non steroideo (ogni anno si consumano 43milioni di confezioni di FANS per curare il dolore nel nostro Paese), rispetto ad una media europea del 44%, con un costo annuale di trattamento del dolore cronico nel nostro Paese di 4.556€ per paziente: 3.156€ (69%) imputabili alle perdite di produttività (assenze da lavoro) e 1.400€ come costi diretti a carico del SSN.

Un passo importante in termini di accesso alle cure è rappresentato dalla disponibilità sul mercato italiano di un cerotto transdermico a rilascio costante di basse dosi di buprenorfina (oppioide) con applicazione settimanale, che ha di recente ottenuto la rimborsabilità. Evidenze cliniche ne dimostrano l’efficacia nel dolore cronico moderato in pazienti con osteoartrosi, dolore neuropatico, mal di schiena (low-back e upper-back pain). Di tutto questo si è parlato a Roma in occasione dell’incontro “I Mille Volti del Dolore”, promosso da Sandoz con l’intento di affrontare la difficile condizione di cronicità che riguarda quasi 1 italiano su 5.