I disturbi visivi in un “ambiente lavorativo malato”

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Descritta nel 1983 dall’OMS, la “Sindrome dell’edificio malato” o “Sick Building Syndrome” (SBS) indica un vasto numero di sintomi irritativi della pelle e delle mucose, fatica, cefalea, difetti di concentrazione e disturbi oculari in una elevata percentuale di persone che occupano un immobile. Le manifestazioni cliniche sono aspecifiche, insorgono dopo alcune ore di permanenza in un determinato edificio e si risolvono in genere rapidamente, nel corso di qualche ora o di qualche giorno (nel caso dei sintomi cutanei) dopo l’uscita dall’edificio. Sebbene i sintomi siano di modesta entità, i casi di SBS che si verificano in ambienti lavorativi possono avere un costo più elevato di alcune malattie gravi e a prognosi peggiore, a causa del significativo calo della produttività.

I sintomi oculari precedono gli altri problemi quali asma e allergie; questi infatti rappresentano il 27% di tutti i sintomi e comprendono secchezza oculare (19%), stanchezza visiva (21%), difficoltà di concentrazione (15%). Esiste una forte correlazione tra i disturbi oculari e i problemi dell’aria all’interno dell’edificio; un sistema di ventilazione non adeguato favorisce l’accumulo di sostanze inquinanti sia esterne (smog, prodotti di combustione) sia interne (residui di moquette o lana, legno, carta da parati, pesticidi, fotocopiatrici, stampanti e prodotti per l’igiene, inquinanti biologici come virus o batteri, muffe), che sommate a umidità, temperatura e illuminazione inadeguati, sono responsabili dei sintomi descritti. Alcuni studi condotti su uffici e altri edifici a uso pubblico in diversi paesi hanno rivelato una frequenza di disturbi tra gli occupanti compresa tra il 15 e il 50%.

“La superficie oculare, composta da diverse strutture (cornea, congiuntiva, palpebre, ghiandole lacrimali, film lacrimale) rappresenta l’interfaccia tra occhio e ambiente. A diretto contatto con l’ambiente si trova il film lacrimale, strato di lacrime che garantisce la protezione dell’occhio e la buona qualità della visione”, spiega la dott.ssa Emilia Cantera, dell’Ospedale Israelitico di Roma. “È intuitivo come l’ambiente possa modificare o alterare il film lacrimale e di conseguenza la salute dell’occhio.”

Il film lacrimale è in grado di cambiare le sue caratteristiche (qualitative e quantitative) in modo da adattarsi alle condizioni dell’organismo e anche alle condizioni dell’ambiente esterno quali umidità, temperatura, pressione atmosferica. In alcune condizioni ambientali però la lacrima non riesce nel suo intento di adattamento, il film lacrimale viene alterato significativamente e la protezione della superficie oculare viene meno. I sintomi riferiti dalle persone affette sono vari: irritazioni e bruciori oculari, sensazione di corpo estraneo, congiuntiviti ricorrenti, intolleranza alle lenti a contatto.