Disturbi dell’alimentazione, necessaria una “rete” di cura

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Per disturbi dell’alimentazione si intendono i disturbi persistenti del comportamento alimentare che provocano danni sia alla salute fisica che al funzionamento psicosociale di chi ne soffre. Tra i più comuni vi sono il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge-eating Disorder), l’anoressia e la bulimia nervosa. Il trattamento dei disturbi alimentari si basa sulla definizione di un progetto riabilitativo mirato non solo al recupero fisiologico/nutrizionale ma anche ad un intervento riabilitativo psichiatrico che permetta il recupero dal punto di vista sociale, coinvolgendo anche la famiglia. Con questo obiettivo si riuniranno a Lucca numerosi professionisti che si occupano del trattamento dei disturbi dell’alimentazione per il convegno “La Complessità nei Disturbi dell’Alimentazione. Comorbidità e Sfide Terapeutiche”.

“Per comorbidità si intende la simultanea presenza di uno o più disturbi, psichiatrici o internistici, nello stesso paziente”, spiega Luca Maggi, direttore sanitario comunità terapeutico-riabilitativa Villamare di Neomesia. “Nei disturbi dell’alimentazione, in particolare nelle forme più severe, è la regola riscontrare diagnosi psichiatriche aggiuntive. In generale, ciò predice una maggiore compromissione funzionale, una minore risposta ai trattamenti, un maggior tasso di interruzione delle cure ed un più elevato rischio di persistenza del disturbo negli anni”.

“Per il trattamento di questi disturbi è indispensabile poter contare su diversi livelli di cura, che vanno dal ricovero in acuzie in reparti idonei, al momento carenti su tutto il territorio nazionale, ai trattamenti semiresidenziali, residenziali ed ambulatoriali, il tutto in un’ottica di rete che possa garantire la continuità delle cure”, dichiara Lisa Guidi, presidente della sezione Toscana SISDCA. “Fondamentale l’attenzione all’informazione, alla sensibilizzazione e alla prevenzione per arrivare a ridurre i fattori di rischio e garantire un intervento di cura precoce, che costituisce uno dei fattori più importanti per raggiungere la guarigione.”

Data l’importanza del coinvolgimento attivo della famiglia nel percorso terapeutico-riabilitativo, interverranno anche le principali associazioni dei familiari. “L’età di insorgenza dei disturbi alimentari si sta abbassando sempre di più, possiamo ad esempio vedere già bambini di 10-11 anni soffrire di anoressia”, afferma Maddalena Patrizia Cappelletto, presidente del Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari. “Per prevenire e contrastare questo fenomeno è fondamentale creare e mantenere una ‘rete di cura’ attraverso la quale promuovere lo scambio di buone pratiche.”

Il Coordinamento Nazionale Disturbi Alimentari, in supporto alle strutture che sul territorio si occupano di assistenza, riunisce dal 2014 associazioni formate da ex pazienti, familiari, operatori e terapeuti con la finalità di rafforzare la rete dei servizi nella lotta ai disturbi alimentari, che per la multifattorialità delle loro cause necessitano di un trattamento multidisciplinare e una risposta compatta su più fronti, tenendo sempre presente la centralità della persona e il ruolo fondamentale dei familiari come risorsa nella cura. “Lo stigma e il pregiudizio su questi disturbi – conclude Cappelletto – sono ancora molti, ma il Coordinamento attraverso le proprie associazioni intende abbatterli, perché ci sia accoglienza e sostegno e non accusa o vergogna nelle famiglie coinvolte.”