Disforia di genere: il transgender

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Il termine transgender si riferisce alla condizione in cui una persona non si riconosce nel proprio sesso fenotipico: è il caso per esempio di un individuo con caratteristiche fisiche maschili (barba, baffi, pene), che sente di appartenere al genere femminile, o viceversa. Tale condizione è indipendente dal fatto che la persona possa essere attratta da persone dello stesso sesso o del sesso opposto. Nella maggior parte dei casi si associa a malessere soggettivo e viene pertanto definita come “disforia di genere”, proprio per sottolineare il disagio psicologico connesso. A lungo annoverata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità nell’elenco delle “malattie mentali”, la disforia di genere è stata recentemente derubricata da tale categoria per essere assegnata ai “disturbi della salute sessuale”, per la consapevolezza delle importanti implicazioni negative che la vecchia classificazione poteva causare. Le origini di tale condizione non sono ancora ben definite: in ambito medico-scientifico sono ancora molte le ipotesi, ma a oggi nessuna ha ancora trovato conferme definitive. Per questo motivo, troppo spesso si parla di transgender partendo da posizioni ideologiche, politiche o basate su visioni stereotipate, piuttosto che utilizzando effettivi dati e riscontri clinico-scientifici.