La depressione giovanile e l’impegno dell’associazione Veronica Gaia

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La depressione giovanile si esprime con linguaggi diversi e spesso insidiosi. I giovani non sempre vivono la loro età in modo spensierato: eventi personali traumatici (sconfitte sentimentali, difficoltà scolastiche, frustrazioni laceranti, umiliazioni insopportabili a volte proprio da parte dei loro pari, incomprensioni da parte del mondo degli adulti) possono spingere all’isolamento e a pericolose modalità comportamentali reattive. La dipendenza da Internet con i “trabocchetti” della rete (come, per esempio, quello della “balena blu” che induce il giovane a sfidare la morte), la propensione al ricorso alle sostanze di abuso (soprattutto all’alcol), la tendenza alla violenza, (attraverso il bullismo e il cyberbullismo), denotano una profonda incapacità di esprimere la sofferenza in linguaggio accettabile, privilegiando quello della violenza e del sopruso. A ciò si aggiunge un fenomeno nuovo e preoccupante – definito Hikikomori – che, nato in Giappone e in crescita anche in Italia, rappresenta una depressione che cambia volto, in cui ragazzi decidono di tagliare i ponti con il mondo esterno.

L’associazione Veronica Gaia rappresenta una dimostrazione tangibile di come un dolore lacerante possa diventare la motivazione per ispirare azioni meritevoli finalizzate, in questo caso, a intercettare proprio la depressione giovanile cercandone di cogliere le varie sfumature, i linguaggi differenti. Le azioni che l’Associazione vuole intraprendere si articolano su quattro linee: l’informazione-divulgazione; la prevenzione; l’identificazione precoce; la ricerca.