Degenerazione maculare: ritardo nella diagnosi e liste di attesa anche per la terapia

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La degenerazione maculare colpisce la regione centrale della retina (macula) e si manifesta sotto due forme di malattia: atrofica (secca) e essudativa (umida). Per la prima non esiste una vera e propria cura, anche se numerosi farmaci sono oggi in fase sperimentale; per la forma umida, esistono invece farmaci con una buona efficacia, gli anti-VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare), che vengono somministrati con iniezioni intravitreali. A oggi, secondo il dott. Teresio Avitabile, Segretario della Società Oftalmologica Italiana, il nostro Paese sembra essere il fanalino di coda nella cura della maculopatia, a causa di ritardi nella diagnosi e di un numero insufficiente di centri per la cura della malattia. “Per salvare la vista dei pazienti – spiega Avitabile – occorrono due condizioni: che siano somministrati precocemente i farmaci a disposizione e che venga eseguito un rigoroso schema di cura; questo, per il primo anno comporta 6-7 iniezioni a date precise, che decrescono nel secondo anno”. Oltre all’indugio con cui gli stessi pazienti si rivolgono a centri specialistici (in media, 100 giorni tra l’insorgere dei sintomi e il primo accesso), accade poi che i centri autorizzati alla diagnosi e alla cura di questa malattia spesso non riescano, dovendo servire grossi bacini di utenza, a calendarizzare efficacemente i trattamenti, ritardando la terapia anche di due o tre mesi.