Corridori dilettanti, attenzione ai biomarcatori cardiaci

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Secondo uno studio pubblicato su European Society of Cardiology Heart Failure 2017, la maggior parte dei partecipanti alle maratone non è costituita da professionisti, bensì da sportivi che in effetti impiegano alcune ore alla settimana per prepararsi agli eventi. Molti di questi corridori regolari ma dilettanti presentano livelli di hs-TnT al di sopra della norma e picchi acuti di questi biomarcatori subito dopo una maratona.

Lo studio, che ha preso in esame 79 soggetti, è stato condotto da Emma Roca dell’Università della Catalogna di Barcellona. Il rialzo del biomarcatore risulta più evidente per gli atleti meno allenati, ma potrebbe rappresentare un adattamento all’allenamento dagli effetti cardioprotettivi; il fatto che sia cronico potrebbe spiegare come mai i picchi acuti non siano maggiormente pronunciati. L’ST2 persistentemente elevato però potrebbe riflettere anche un effetto di stress cronico sul miocardio derivante dall’allenamento subottimale ripetuto per eventi di resistenza prolungati come le maratone, con accelerazione della fibrosi o altri cambiamenti che potrebbero divenire clinici nelle fasi successive della vita. Sussiste la tendenza a non misurare serialmente questi biomarcatori nei soggetti sani che fanno esercizio, e quindi non molto è noto sulla loro dinamica nell’esercizio intenso e prolungato, o sui suoi possibili effetti cardiaci.

La maggior parte dei partecipanti alle maratone probabilmente non si allena nemmeno lontanamente abbastanza da ottenere i benefici cardiaci e vascolari osservati negli atleti. Altri studi hanno suggerito che anche gli atleti amatoriali possano allenarsi per le maratone in modo da migliorare struttura e funzionalità cardiaca in modo da rispondere bene all’esercizio di resistenza, ma in questi casi l’allenamento tendeva a essere strutturato, intenso e prolungato. Secondo i ricercatori, sarebbe sensato effettuare uno screening di questi marcatori nei corridori amatoriali o, evitando uno screening formale, se ne potrebbero misurare i livelli di base in caso di problemi clinici successivi.