Come aiutare i “caregiver” a non ammalarsi di ansia e depressione

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I familiari che si occupano di persone affette da demenza si ammalano più facilmente, tolgono tempo al lavoro, soffrono maggiormente di ansia e depressione. È quanto sostiene Gill Livingston, professoressa presso lo University College di Londra, che insieme ai suoi colleghi ha dimostrato l’efficacia a lungo termine dell’intervento START nella prevenzione proprio di queste patologie.

Per capire come proteggere i caregiver, i ricercatori hanno studiato gli effetti a lungo termine della terapia START (StrAtegies for RelaTives, erogato da laureati in psicologia) su 150 soggetti e hanno confrontato i dati con quelli di 72 persone che avevano ricevuto cure standard. I parenti che avevano ricevuto un intervento START “hanno avuto meno emergenze, portato i familiari meno spesso in pronto soccorso o in ospedale per un ricovero, perché gestivano meglio i malati e intervenivano più prontamente”, spiega Livingston. Un messaggio importante trasmesso ai familiari attraverso il programma START era quello di comprendere come i comportamenti “problematici” non fossero colpa delle persone affette da demenza senile: “Fa parte della malattia, quindi non serve a nulla cercare di dire loro cosa fare o non fare”. Tale approccio è decisivo perché “se si pensa che i comportamenti non sono voluti, non ci si arrabbia”. Al contrario, i parenti che si occupano di familiari malati devono prendersi cura di sé stessi: “Offriamo loro varie strategie per affrontare le difficoltà e i problemi che possono fronteggiare”. “Persino concedersi piccoli piaceri, come prendere una tazza di caffè o uscire per una passeggiata, può far bene”, conclude la ricercatrice. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry.