Quando gli anticorpi aggrediscono il fegato

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Le malattie autoimmuni sono circa un centinaio, a seconda dell’organo colpito. Hanno in comune un comportamento anomalo del sistema immunitario che, per ragioni ad oggi ancora sconosciute, si rivolta contro alcune parti dell’organismo. Quelle che aggrediscono il fegato, causando un’infiammazione cronica e progressiva nelle cellule e nei tessuti, con caratteristiche diverse, sono quattro: l’epatite autoimmune, la colangite biliare primitiva, la colangite sclerosante primitiva e la colangite IgG4-positiva.

A supportare i pazienti affetti da queste rare patologie c’è l’associazione AMAF Monza Onlus, che sabato scorso ha organizzato presso il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna l’evento “Le Malattie Autoimmuni del Fegato”. A rispondere alle numerose domande dei pazienti sulla colangite biliare primitiva (CBP) è stato il medico di riferimento di AMAF, il prof. Pietro Invernizzi, dell’U.O.C. di Gastroenterologia del S. Gerardo di Monza, Associato di Gastroenterologia presso l’Università di Milano-Bicocca. La colangite biliare primitiva è una rara malattia epatica, che se non trattata, può progredire nella fibrosi, nella cirrosi, nell’insufficienza epatica e nel decesso, a meno che il paziente non riceva un trapianto di fegato. Sebbene sia rara, è la più comune malattia epatica colestatica e colpisce prevalentemente le donne (che rappresentano il 90% dei pazienti) fra i 35 e i 60 anni di età. La novità rappresentata dall’acido obeticolico (OCA) sopraggiunge circa 20 anni dopo l’introduzione dell’acido ursodesossicolico (UDCA), il farmaco di prima linea per la CBP: ora, per i pazienti che non tollerano o non rispondono adeguatamente all’UDCA, c’è un’altra opzione terapeutica – l’OCA, appunto – per la quale occorre definire indicazioni e dosaggi.

“Nel campo delle malattie rare, e le malattie autoimmuni del fegato e delle vie biliari sono certamente tra queste, è essenziale la stretta interazione tra le associazioni dei pazienti e gli specialisti di riferimento – dichiara il prof. Luigi Muratori, dell’Università di Bologna – al fine di disseminare la conoscenza delle malattie stesse e far progredire la ricerca e le possibilità di cura.”